<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:xsd="http://www.w3.org/2001/XMLSchema"  xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" version="2.0"><channel><title>Aziende e Prodotti</title><description>
      Qui segnaliamo le produzioni di cui apprezziamo la buona qualità compresi i valori espressi dall'azienda e/o dalle persone che la dirigono.
    </description><link>http://www.icrconsultea.com/rss/getrssfeed.aspx</link><item><description><![CDATA[RUMMO 
Ponte Valentino Benevento. Segnalazione sospesa in attesa di chiarimenti sulle multe al cartello dei pastai. 
Admin]]></description></item><item><description><![CDATA[SAMMONTANA 
UNA STORIA ITALIANA All'inizio degli anni '40 Romeo Bagnoli si guadagnò un'ottima reputazione per il gelato della sua latteria-gelateria di Empoli.Per farlo più buono usava un latte di prima qualità proveniente da una fattoria vicina che si chiamava Sammontana, e che finì con il dare il nome alla gelateria e poi all’azienda che nacque. Nella primavera del 1948 il figlio maggiore di Romeo, Renzo, trasformò la piccola gelateria in un vero e proprio laboratorio artigianale.Da lì ebbe inizio la storia di quella che oggi è una delle realtà più importanti sul panorama nazionale per la produzione del gelato. Una storia fatta di scelte lungimiranti ed all'avanguardia come l'acquisto di nuovi macchinari all'estero, un rapporto stretto con i venditori e soprattutto, per primi assoluti, la proposta di mettere i primi banchi frigo nei bar.Nel 1970 nasce il Barattolino, un'idea rivoluzionaria nel mercato italiano: per la prima volta il mantecato entra nelle case in confezione famiglia. Agli inizi degli anni '80 Sammontana è ormai presente in tutta Italia. Oggi l'azienda di Empoli è la più grande realtà italiana nel campo del gelato dietro alle aziende multinazionali. Un successo reso possibile da un continuo impegno nella creazione di gelati che mantenessero il tipico gusto italiano assicurando il massimo della qualità. E' così che nascono prodotti come Barattolino, Coppa Oro, Prezzemolo e Cono Cinque Stelle, gelati che appassionano gli italiani e regalano emozioni. OGGIL'affermazione della Sammontana è stata costante e crescente nel tempo. L'azienda nata dalla latteria del signor Romeo Bagnoli è diventata una realtà operativa capace di sviluppare un fatturato lordo complessivo superiore ai 250 mln annui, dove in stagione lavorano circa mille persone in un'area produttiva di circa 70.000 mq ed è tuttora diretta dalla famiglia Bagnoli.I fattori di successo sono semplici: assoluta garanzia di qualità su tutto il processo produttivo ad iniziare dalla scelta delle materie prime, alta tecnologia degli impianti, innovazione continua, che deve anticipare e soddisfare i desideri dei consumatori, prestando loro la massima attenzione. Grazie a questo modo di operare, Sammontana rappresenta adesso la terza realtà del mercato italiano del gelato industriale, la più grande azienda di gelato a capitale totalmente italiano; dopo Algida-Unilever e Motta-Nestlè, due realtà multinazionali, troviamo infatti Sammontana, che copre circa tredici punti del mercato totale di gelato industriale in Italia.L'azienda toscana è stata inoltre la prima ad essere certificata in questo settore produttivo: l'attestato ISO 9001 di conformità agli standard qualitativi più avanzati e rigorosi della CE è stato conseguito fin dal 1997.Notizie riprese dal sito: www.sammontana.it]]></description></item><item><description><![CDATA[GALBUSERA 
Nel 1938 viene aperto il primo caffè pasticceria Galbusera a Morbegno in provincia di Sondrio, e negli anni ’60 ne viene aperto un altro sempre a Morbegno, rimanendo entrambi in attività fino agli anni ’80. Nel retro del primo negozio di pasticceria di papà Ermete Galbusera nasce il laboratorio dove, oltre alle paste e alle torte, i figli Mario ed Enea cominciano a produrre i primi biscotti artigianali. I biscotti vengono venduti ai negozi di alimentari nelle zone di Morbegno e di Sondrio, effettuando le consegne con un piccolo camioncino. 
Nel 1950 dopo anni di duri sforzi e di ritmi di lavoro estenuanti, fu costruito a Morbegno il primo stabilimento; in questa stessa area oggi Galbusera ha creato un modernissimo laboratorio di pasticceria che fornisce con i suoi prodotti freschi esclusivamente i negozi Galbusera di Morbegno e di Cosio Valtellino. 
Le vendite dei prodotti Galbusera cominciarono a crescere rapidamente negli anni ’60 grazie all’incontro con la famiglia Giandonati di Milano, titolare di un’agenzia di vendita in cerca di giovani imprenditori validi e ambiziosi. 
Il vero salto di qualità dell’azienda si verificò con l’ampliamento delle vendite a tutto il Nord Italia, e quindi con la costruzione del nuovo stabilimento a Cosio Valtellino nel 1966. 
Da qui l’inizio di una produzione industriale sostenuta da una forte tradizione e da un forte stimolo all’innovazione di prodotto (dai frollini Zalet negli anni ’60 a tutti gli altri prodotti attuali). 
Dopo il primo capannone ne vengono costruiti progressivamente altri, dagli anni ’70 ad oggi, fino alle dimensioni dell’attuale stabilimento che consiste in un’area coperta di quasi 50.000 mq. in cui lavorano 400 dipendenti. 
Oggi le generazioni di figli e nipoti, in simbiosi con il sig. Mario Galbusera e la sua notevole esperienza, e supportati da un validissimo staff di collaboratori, continuano la ricerca costante di prodotti innovativi e di alta qualità per rispondere alle esigenze del mercato e dei consumatori sempre più attenti alla loro alimentazione. 
PROFILO 
L’azienda Galbusera è costituita dallo stabilimento di Cosio, sede di tutta la produzione, e dalla sede commerciale di Agrate Brianza, la Konsum-Galbusera S.p.a, creata negli anni ’70 dai sigg. Mario Galbusera e Franco Giandonati, società di distribuzione esclusiva di tutti i prodotti Galbusera per l’Italia e per l’estero. La tipologia dei prodotti Galbusera comprende le seguenti linee:- Linea Speciali Salute (biscotti frollini, secchi, farciti e wafer).- Linea Biologica (biscotti frollini).- Linea Classici (biscotti frollini e secchi da prima colazione e salatini).- Linea prodotti Lievitati da ricorrenza (Panettoni, Colombe e Bisciola valtellinese). 
I prodotti Classici nascono dalle vecchie ricette Galbusera dell’Arte Bianca, che hanno anche dato origine alla Pasticceria e ai Lievitati da ricorrenza.Le ricette dei biscotti Classici nel corso degli anni sono state riviste e migliorate in funzione di una maggior attenzione alimentare:abbassando il contenuto di grassi e zuccheri a favore di ingredienti "nobili" come latte, uova, malto e miele. 
La linea Speciali Salute che nasce negli anni’ 90 è stata creata appositamente per rispondere in modo adeguato alle richieste di un’alimentazione sana e corretta anche sotto il profilo medico-preventivo, senza peraltro rinunciare al gusto.È così che sono nati i frollini senza latte e senza uova pensati per consumatori con intolleranze alimentari e frollini, biscotti secchi, biscotti farciti e wafer senza zucchero per consumatori diabetici. 
E' stata introdotta sul mercato una linea di prodotti senza glutine, frollini, cracker e wafer. 
FILOSOFIA 
La filosofia di Galbusera è il modo moderno di nutrirsi: attento alle esigenze ma anche ai gusti, e soprattutto mirato all’individuo: ognuno ha le sue caratteristiche e l’alimentazione deve rispettarle.Soprattutto quando esistono necessità particolari, (niente zucchero per esempio!) o intolleranze, un aspetto che si pone sempre più frequentemente con l’aumentare delle conoscenze. 
In questo universo Galbusera è cresciuta trovando nelle ricerca continua di novità una tradizione: ha mantenuto la propria originaria identità, fedele all’arte bianca, e non rinuncia mai alla bontà, ma sforna prodotti sempre adatti alle richieste di oggi, che sono sempre più varie e precise. 
La linea Speciali Salute ha costruito uno standard di prodotti da forno adatti a tutti ma soprattutto a ognuno: cracker, frollini e wafer leggeri, con meno o senza grassi e senza colesterolo, o senza zucchero, oppure integrali con più fibre, e anche senza glutine per un’intolleranza, la Celiachia, che sembra essere sempre più frequente. 
Ma ci sono sempre più persone che vogliono ritrovare la natura: a loro Galbusera offre il prodotto BioRustico. Un prodotto concepito biologico al 100%, questo vuol dire che tutti gli ingredienti di provenienza agricola, da allevamento o da coltivazioni, sono biologici. 
Tutti tranne quelli che in agricoltura non esistono, come il sale o gli agenti lievitanti. 
KNOW-HOW La prima fase della produzione consiste nell’accurata scelta e verifica delle materie prime che giungono allo stabilimento accompagnate da un certificato di analisi rilasciato dal fornitore e sottoposte poi ad ulteriori controlli. 
Quindi si procede all’impasto, che per i biscotti prevede una sola fase eseguita in grosse macchine con cicli di lavorazione e bracci di mescolamento diversi da prodotto a prodotto. Nella preparazione dei cracker si eseguono due fasi di impasto seguite ciascuna da una lievitazione naturale, per un ciclo totale che dura ben 24 ore. 
Nel caso dei frollini l’impasto passa o nella macchina rotativa a rulli, ove viene sagomata assumendo le svariate forme dei biscotti, oppure nell’estrusore dove viene trafilata e tagliata.Nel caso dei biscotti secchi e dei cracker la pasta viene laminata, sfogliata e stampata. 
La fase di cottura per i biscotti avviene mediante il passaggio in lunghi tunnel ad una temperatura variabile dai 150 ai 250 °C e tempi di cottura variabili a seconda del prodotto; per i cracker i tempi sono assai brevi e la cottura avviene nella camera del forno, costruita in pietra, dove in pochi minuti vengono raggiunte temperature elevate indispensabili per avere le caratteristiche “bolle”.A differenza dei biscotti che vengono cotti separati uno dall’altro, i cracker vengono prodotti in fogli interi, incisi prima della cottura, ed infine separati. 
Dopo il raffreddamento dei prodotti avviene il confezionamento automatico, in “sacchetto” o “pacchetto con porzioni interne” e quindi nei cartoni che vengono stoccati nel magazzino automatizzato. 
Tutte le linee di confezionamento sono dotate di bilance automatiche omologate per Legge per il controllo del peso delle confezioni di vendita. 
Per quanto riguarda Il sistema Qualità Galbusera sono previste:- un’Assicurazione Qualità, che definisce gli standard per le materie prime, processi produttivi e prodotti finiti; - un Controllo Qualità, che verifica il prodotto da quando “nasce” sino allo scaffale del supermercato.- delle analisi più particolareggiate eseguite da Laboratori esterni, per garantire la massima qualità e sicurezza per il consumatore. PROCESSO PRODUTTIVO 
Tutte le materie prime giungono allo stabilimento accompagnate da un certificato di analisi rilasciato dal fornitore e prima di essere utilizzate vengono sottoposte ad ulteriori controlli da parte del Laboratorio interno. 
Gli impasti sono eseguiti in macchine impastatrici dotate di bracci di mescolamento. Il ciclo di lavorazione di ciascun impasto, che varia dai 400 ai 700 kg max, è di 15-20 minuti circa e può essere suddiviso in più fasi oppure avvenire in una sola fase. 
La forma dei biscotti frollini avviene tramite il passaggio della pasta in una macchina “rotativa a rulli”, in cui viene sagomata secondo la forma e il disegno desiderati. Con il metodo ad “estrusione” la pasta del biscotto frollino viene trafilata e successivamente tagliata da un coltello nelle misure volute . Con il metodo a “tagliafilo” la pasta viene trafilata e successivamente tagliata da un filo in acciaio in dischi di pasta dello spessore voluto. 
Nei biscotti secchi la pasta viene stesa in un foglio sottile grazie ad una serie di rulli, sfogliata più volte e infine ridotta di spessore, stampata e tagliata nella forma e disegno voluti. 
La cottura avviene mediante il passaggio in lunghi tunnel in cui il biscotto entra in contatto con aria calda a una temperatura variabile dai 150 ai 250 °C. Il tempo di cottura è variabile dai 5 ai 10 minuti a seconda della ricetta e della forma del biscotto. All’uscita del forno si ha il raffreddamento naturale su nastri trasportatori e quindi il confezionamento. 
Sono presenti diversi impianti di confezionamento automatico: 
BISCOTTI IN SACCHETTO : Nei sacchetti vengono introdotti i biscotti preventivamente pesati da bilance automatiche e quindi i sacchetti vengono definitivamente sigillati. 
BISCOTTI IN PACCHETTO : I biscotti vengono suddivisi in porzioni da 8 a 12 biscotti e quindi riuniti in pacchetti da 6 o 8 porzioni. 
Tutte le linee di confezionamento sono dotate di bilance automatiche omologate per Legge per il controllo del peso delle confezioni di vendita. 
La lavorazione dei cracker prevede delle fasi diverse da quelle descritte per i biscotti. Sono previsti 2 impasti separati: nel primo impasto si miscelano farina, acqua e lievito naturale; segue la lievitazione in condizioni di umidità e temperatura controllate. Nel secondo impasto si aggiungono farina, grassi (ad eccezione dei cracker senza grassi Magretti e dei biscotti senza grassi ZeroGì) e sale (ad eccezione dei cracker senza sale ZeroSale); segue il riposo per la lievitazione finale. L’intero ciclo dura 24 ore. 
Terminata la lievitazione, la pasta subisce un processo di sfogliatura e stampaggio simile a quello dei biscotti secchi; segue poi l’aggiunta del sale in superficie (ad eccezione dei cracker senza sale ZeroSale) e l’entrata in forno. Nella camera di cottura del forno, costruita in pietra, vengono raggiunte temperature elevate per tempi di cottura di pochi minuti. In questo modo si ottengono dei prodotti croccanti con le caratteristiche “bolle” della lievitazione naturale. A differenza dei biscotti che vengono cotti separati uno dall’altro, i cracker vengono prodotti in fogli interi, incisi prima della cottura, ed infine separati. 
Dopo l’uscita dal forno i cracker vengono raffreddati su nastri trasportatori e quindi confezionati in porzioni da 4 cracker doppi, che vengono poi riunite in pacchetti da 14 o 18 porzioni. 
Al termine del confezionamento avviene l’introduzione dei pacchetti nei cartoni e l’invio al magazzino di stoccaggio, dove un programma computerizzato fa in modo che la rotazione dei biscotti e dei cracker in magazzino sia ottimale. 
Il sistema Qualità Galbusera prevede due diverse fasi: 
Assicurazione Qualità che definisce gli standard per le materie prime, processi produttivi e prodotti finiti; Controllo Qualità che verifica materialmente il rispetto degli standard prefissati, seguendo il prodotto da quando “nasce” fino allo scaffale del supermercato. 
Vengono inoltre eseguite da Laboratori esterni, analisi più particolareggiate per assicurare la massima qualità e sicurezza per il consumatore. 
Note riprese da www.galbusera.it 
(Sito che consigliamo di visitare perchè di sicuro interesse anche per i Consumatori).]]></description></item><item><description><![CDATA[REGINELLA D'ABRUZZO 
La Storia. 
Oltre cent'anni fa, in Abruzzo, aveva origine una storia che, come ogni grande impresa, è fatta di uomini e passioni. E’ la storia del caseificio Reginella d’Abruzzo che ha saputo conciliare le caratteristiche di una produzione industriale con quelle di una tipica lavorazione artigianale per raggiungere quell’obiettivo di qualità e costanza che oggi ne fa un’azienda leader a livello nazionale. 
La storia di Reginella d’Abruzzo si lega inscindibilmente alla vita della famiglia D’Amico e del suo fondatore Venanzio. 
Agli inizi del secolo Venanzio, originario di Campo di Giove, comincia ad operare nella pastorizia divenendo un piccolo produttore di formaggi freschi e stagionati. Ben presto l’arte e la passione si trasmettono al figlio Paolo che nel 1947, affiancato dai figli Filippo, Mario, Angelo e Salvatore, si trasferisce in Puglia dando vita ad un nuovo capitolo. Nasce l’azienda casearia “Paolo D’Amico & Figli”, prima attività a livello industriale della famiglia D’Amico nella città di Siponto, in provincia di Foggia. 
Nel 1963 Filippo torna in Abruzzo e precisamente a Sulmona che diviene sede dell’azienda casearia “Reginella d’Abruzzo ”.In questo incontaminato scenario naturale, nell’Abruzzo “Regione Verde d’Europa”, nella fertile Valle Peligna, una sola costante accompagna la sua attività, la ricerca spasmodica della qualità, dell’alta qualità, vera e propria missione. 
Missione raccolta dai figli di Filippo: Paolo, Simone ed Incoronata che, al passo con i tempi, hanno affiancato all’abilità artigianale, all’arte tradizionale dei casari abruzzesi, la voglia di crescere, la naturale tendenza all’innovazione, il ricorso alle più moderne tecnologie, l’adeguamento alle normative CEE, un’attenzione meticolosa ad ogni fase della lavorazione del latte. 
 Nel moderno caseificio, realizzato nel 1996, sono ancora i “tempi di un tempo” a dettare i ritmi di lavorazione, a scandire gesti apparentemente semplici eppure appresi negli anni con dedizione. 
Sulla scia di questa invidiabile esperienza, l’Azienda ha saputo trarre il meglio da attrezzature all’avanguardia per tramandare, salvaguardare e consolidare i propri principi produttivi,invariati ormai da quattro generazioni; il primo fra tutti è l’ostinata ricerca di perfezione, caratterizzante ogni azione firmata “D’Amico”. 
Nel 1974 Reginella ha ricevuto l’ambito premio “Mercurio d’Oro”, a testimonianza della propria organizzazione e professionalità, valorizzazione della capacità e dell’impegno di un azienda che contribuisce a formare l’identità di un paese. 
E la storia continua…. 
Il caseificio Reginella d’Abruzzo è la perfetta sintesi tra tradizione ed esperienza dove antica maestria e moderne tecnologie si fondono per dare un prodotto unico e prelibato interamente “made in Italy”. 
La famiglia D’Amico, da sempre a capo di questa azienda, realizza latticini e formaggi senza eguali capaci di conservare l’antico sapore e la sana genuinità di altri tempi. In un incontaminato scenario naturale, nell’Abruzzo “Regione Verde d’Europa”, il moderno caseificio di Sulmona lavora ogni giorno latte proveniente dai vicini pascoli; qui nascono le fresche mozzarelle, il fior di latte, le scamorze passite e affumicate, e i formaggi tipici (caciocavallo, caciotta e ricotta). 
La nostra forza, il legame con il territorio; la nostra maestria, l’arte della lavorazione ereditata di generazione in generazione; la nostra missione, da sempre, garantire altissima qualità. 
Moderna la tecnologia antica la maestria. 
Nelle morbide e saporite mozzarelle, negli appetitosi formaggi stagionati, tecnologia e abilità artigianale firmate Reginella si esaltano a vicenda: un amalgama perfetto dai risultati ogni volta sorprendenti. 
Sulla scia di un’invidiabile esperienza, i maestri casari Reginella hanno saputo trarre il meglio da attrezzature all’avanguardia per rendere i formaggi più buoni, sani, genuini. 
Nel moderno caseificio la lavorazione del latte, rigorosamente fresco di giornata, e condotta in ambienti dove l’igienicità e gli standard produttivi sono rispettati alla lettera. 
Sono ancora “i tempi di un tempo” a dettare i ritmi di lavorazione, a scandire gesti apparentemente semplici eppure appresi negli anni con dedizione. Modellare l'impasto di latte, caglio e sale nelle forme ereditate dalla tradizione, e il quotidiano segreto che ha portato le specialità Reginella sulla bocca di tutti. 
note riprese da. www.reginelladabruzzo.it]]></description></item><item><description><![CDATA[MUTTI 
META' 800 
L'origine dei Mutti si perde nella notte dei tempi, ma a cercarlo bene, c'è un nome che può essere indicato come iniziatore di questa appassionata storia in rosso: Giovanni Mutti (1804-1894). Discendente di un'antica dinastia di agricoltori, pioniere e ''genio di famiglia'', Giovanni intuisce, con 15 anni di anticipo sulla moderna agronomia, il principio dell'alternanza delle coltivazioni, che è alla base delle rotazioni agricole, applicate ancora oggi. Siamo nella zona di Vicofertile, vicino Parma. 
1899 
Marcellino Mutti (1862-1941), nipote di Giovanni, fonda a Basilicanova uno stabilimento dedicato alla lavorazione del pomodoro: la Fratelli Mutti. La produzione, inizialmente gestita con criteri di tipo artigianale (basti pensare alla Conserva nera in pani, ottenuta facendo bollire in recipienti aperti il succo di pomodoro), diviene via via sempre più imprenditoriale. 
1951 
Nasce il Concentrato di Pomodoro in tubetto. E' una vera rivoluzione: il pomodoro non era mai stato così facile da conservare! L'innovazione, proposta da Ugo Mutti, inizialmente stenta a decollare: ai tempi, il concentrato veniva venduto in scatole di banda stagnata, mentre il tubetto di alluminio era utilizzato solo per il dentifricio. A decretarne il successo sono i consumatori, che si accorgono presto dei vantaggi di conservabilità della nuova confezione. Il tubetto Mutti nasce con una caratteristica inconfondibile: la chiusura con un ditale di plastica (allora ancora largamente utilizzato per cucire), che gli vale il soprannome di Tubetto dal Ditale.Il Doppio e il Triplo Concentrato, venduti con il marchio "Due Leoni", ebbero un tale successo di vendita sia in Italia sia all'estero che l'azienda dovette ampliarsi ed acquisire tanti altri stabilimenti in provincia di Parma. 
 Cos'è il licopene? E' un pigmento carotenoide presente in elevata concentrazione nel pomodoro. Ed è proprio a questa sostanza che il pomodoro deve il suo tipico colore rosso. Il licopene è un potente antiossidante: protegge le cellule dai radicali liberi, che facilitano l'invecchiamento e sono concausa di malattie degenerative. 
 La quantità di licopene varia a seconda della preparazione del pomodoro? Innanzitutto è necessario specificare che il calore favorisce "l'estrazione" del licopene e ne modifica la struttura, rendendolo maggiormente assimilabile dal corpo umano. Per questo motivo, i pomodori freschi contengono solo 3-5mg di licopene ogni 100g, mentre nei prodotti industriali come Polpa, Passata e Concentrato, la quantità di licopene è molto più elevata. 
 Perché nel Triplo Concentrato di Pomodoro c'è tanto licopene? Il Triplo Concentrato di Pomodoro Mutti è il prodotto con la più elevata percentuale di licopene: in 100g di prodotto sono presenti ben 100mg di licopene.E' grazie al processo di lavorazione del Triplo Concentrato, che consiste nell'evaporazionedel succo di pomodoro, che si può ottenere una così elevata concentrazione di licopene. 
 Nei prodotti Mutti è contenuto il glutine? Nessun prodotto Mutti contiene glutine.Non facciamo uso di farine nei nostri prodotti, per renderli più densi e cremosi;selezioniamo solo i migliori pomodori maturi, lavorati in giornata con procedimenti naturali e semplici. 
 Ci sono conservanti nei prodotti Mutti? I prodotti Mutti non contengono conservanti e coloranti, per questo motivo consigliamo di consumarli entro la data riportata sulla confezione. 
--------- Per quanto tempo si conservano i prodotti una volta aperti? 
PASSATA: una volta aperta la bottiglia, conservarla ben chiusa in frigorifero e consumare il prodotto entro 3 giorni. 
POLPA: una volta aperta la scatola, conservarla ben chiusa in frigorifero e consumare il prodotto entro 2 giorni. 
CONCENTRATO: tubetto: chiuderlo bene, conservarlo in frigorifero e consumare il prodotto entro 20 giorni. scatola: versare un filo d'olio sulla superficie del concentrato, in modo da creare uno strato uniforme, quindi coprire la scatola e riporla in frigorifero. Ogni volta che si utilizza il prodotto, ricordarsi di ripristinare lo strato di olio. Consumare entro 20 giorni. 
 Da dove proviene il pomodoro utilizzato nei prodotti Mutti? Mutti utilizza solamente il migliore pomodoro italiano. L'ulteriore garanzia della provenienza italiana dei pomodori è data dalla Certificazione di Produzione Integrata. 
 Cosa vuol dire PRODUZIONE INTEGRATA CERTIFICATA? Nel 1999, Mutti è la prima azienda che certifica la gran parte dei suoi prodotti con il marchio "Produzione Integrata Certificata", in quanto sono ottenuti nel pieno rispetto delle direttive internazionali di Produzione Integrata, superando positivamente tutte le verifiche e i controlli in ogni fase agricola e produttiva. 
Questa certificazione è un insieme di norme finalizzate al forte decremento di sostanze chimiche a favore di metodi di coltivazioni naturali. L'insieme di procedure, molto severe, deve essere rispettato sia da Mutti sia dalle aziende agricole conferenti, durante il periodo estivo, del pomodoro. 
I controlli interessano: la rotazione quadriennale del terreno; il divieto assoluto di utilizzo di fertilizzanti ed erbicidi in fossi e capezzagne; la gestione dell'irrigazione al fine di ottimizzare lo sviluppo della pianta, evitando dispersione di acqua; la scelta delle varietà più idonee al tipo di terreno. Ai controlli sull'intera filiera, si è aggiunta, a partire dal 2001, la dichiarazione "NON OGM". 
 Come si utilizza il concentrato? Il Concentrato di Pomodoro, semplice, doppio e triplo, è ideale per insaporire ed aggiungere colore a tutte le pietanze: ne basta un piccolo quantitativo per aumentaredi molto la gustosità del piatto.Se aggiunto in fase di cottura alle carni, alle zuppe o nei sughi esalta i sapori e dona un gradevole colore rosso.Se utilizzato da solo, sciolto in poca acqua calda è ideale per preparare stuzzicanticondimenti per pasta e riso. 
 Cosa indicano le sigle e i numeri stampati sulle confezioni dei prodotti Mutti? I numeri stampati sulle capsule delle bottiglie o sulle lattine (solitamente vicino all'anello di apertura), NON SI RIFERISCONO ALLA DATA DI SCADENZA del prodotto; questa infatti è chiaramente riportata sulla confezione, vicino alla dicitura "Consumare pref. entro". 
Esempio di codice Alfa/Numerico stampato sulle confezioni:B: anno di lavorazione e confezionamento266: giorno in cui si è svolta la produzione08:51:47: ore, minuti e secondi nei quali è effettivamente avvenuto il confezionamento 
 
 Come vengono prodotti il Concentrato, la Passata e la Polpa Mutti? Dal pomodoro al prodotto finito: ecco cosa c'è in mezzo! 
Note riprese dal sito www.mutti-parma.com]]></description></item><item><description><![CDATA[NEGRONI 
 Un viaggio che parteda Cremona nel 1907 Dalla tradizione familiare... ... all'evoluzione aziendale Questa avventura imprenditoriale coinvolgerà più generazioni, dando origine ad un'azienda e ad un marchio che sin dagli esordi si contraddistinsero per originalità e innovazione. Grazie alla costante attenzione verso le innovazioni tecnologiche, il capostipite Pietro riuscì a trasformare la sua azienda nel primo salumificio italiano a ciclo produttivo continuo. Attraverso l'adozione della "tecnologia del freddo" la Negroni fu dunque il primo salumificio a slegarsi dai tempi rigidi delle stagioni. La missione della Negroni fu chiara sin dall'inizio: produrre salumi di alta qualità a livello industriale, facendo propria la tradizione contadina grazie al forte legame con il territorio e all'apprendistato "d'artigiano di salumeria" del suo fondatore. Sempre in anticipo sui tempi, Pietro volle da subito identificare i suoi salami con il proprio nome: la firma Negroni in un corsivo elegante vergato con inchiostro rosso. Nasce il mitico marchio della Stella. Il figlio Paolo segue le orme del padre proseguendo sulla strada dell'innovazione. E' a lui che si deve infatti l'invenzione del prodotto che ha fatto la storia della Stella e che è da sempre la bandiera della Negroni in Italia e nel Mondo: il salame Negronetto. 
In occasione di una fiera internazionale, non potendo omaggiare i numerosi invitati del "mastodontico" salame cremonese, fiore all'occhiello della produzione, Paolo pensò di idearne uno di dimensioni ridotte ma con le stesse caratteristiche, che distribuì gratuitamente agli invitati. 
Questa idea "promozionale" mette in luce la particolare attenzione per la comunicazione da parte della Negroni, tra le prime realtà imprenditoriali italiane a credere nell'importanza della pubblicità. Attraverso gli annunci sui giornali e la cartellonistica Paolo Negroni gettò le basi per la costruzione del mito della Stella, sbocciato poi definitivamente grazie agli indimenticabili Caroselli. Pietro II, sempre nel rispetto della tradizione e della qualità tramandato dal padre e dal nonno, abbraccia nuove filosofie gestionali ed organizzative. Suo è il merito di dare il via ad un capillare programma di investimenti rivolti all'ammodernamento degli impianti di produzione. A questi interventi strutturali si affianca una riorganizzazione dell'azienda, che da familiare si avvia verso un assetto manageriale. Negroni oggi è una grande e moderna azienda che fattura circa 300 milioni di euro, è fortemente presente anche sui mercati esteri ed occupa circa 1.000 dipendenti nei suoi 7 stabilimenti di Correggio (RE), Magreta (MO), Cremona, San Daniele (UD), Villafranca (VR), Parma e Zibello (PR). L'azienda fa parte del Gruppo Veronesi, che rappresenta una delle realtà di riferimento nel comparto agroalimentare italiano, con posizioni di leadership nei settori mangimistico, avicolo e suinicolo (circa 1.700 milioni di euro di fatturato consolidato, circa 6.400 dipendenti). Principale punto di forza del gruppo è il controllo totale e rigoroso della filiera che integra tutte le fasi che vanno dall'alimentazione degli animali fino alla distribuzione dei prodotti trasformati, garantendo così al consumatore i massimi livelli di qualità e sicurezza. L'inossidabile missione del fondatore della Negroni, tesa a coniugare da un lato industrializzazione ed evoluzione tecnologica e dall'altro eccellenza qualitativa, è perseguita grazie al forte attaccamento dell'azienda al territorio e alla tradizione. 
Qualità, tecnologia e tradizione costituiscono infatti le chiavi di lettura per comprendere il mondo Negroni. 
Nello storico stabilimento di Cremona si producono ancora i Salami, i Prosciutti Cotti, le Mortadelle, gli Zamponi e i Cotechini. Nel "laboratorio di alta salumeria" di Zibello, nella bassa parmense, si produce - seguendo i rigidi disciplinari della D.O.P. e le immutate regole della tradizione contadina - il re dei salumi: il Culatello di Zibello D.O.P. La vocazione all'eccellenza qualitativa è altresì testimoniata dalla presenza nell'assortimento Negroni di numerosi prodotti tutelati: Culatello di Zibello D.O.P, Prosciutto di Parma D.O.P. Prosciutto di San Daniele D.O.P., Salamini Italiani alla Cacciatora D.O.P., Mortadella Bologna I.G.P., Zampone e Cotechino Modena I.G.P., Salame Cremona I.G.P. 
Negli anni 2000 la Stella continua ad occupare uno spazio importante nell'immaginario collettivo: il marchio Negroni è universalmente conosciuto dagli italiani (96% di conoscenza globale presso i consumatori di salumi) che continuano ad attribuirgli un profilo di elevata qualità. Ma soprattutto la Stella di Negroni continua ad avere con i suoi consumatori un rapporto privilegiato, fondato da sempre sulla simpatia, la convivialità, l'allegria, l'ottimismo. 
L'azienda ha recentemente acquisito il prosciuttificio di Parma "Il Mulino": una realtà industriale d'eccezione specializzata - oltre che nella stagionatura del Prosciutto di Parma DOP - anche nell'affettatura e nel confezionamento in pratiche vaschette che garantiscono altissima qualità, sicurezza ed igiene nel libero servizio. 
E la storia diventa leggenda nel 2007 con una golosa intesa.A partire dal 1° gennaio, infatti, l'unione di tutti i marchi dei salumi del Gruppo Veronesi dà vita alla Negroni S.p.A.: Negroni, la stella dei salumi, Montorsi, il professionista dei moderni stili alimentari, Fini Salumi, il cultore della gastronomia modenese, e Daniel, lo specialista dei Prosciutti di San Daniele. I campioni della salumeria - uniti dalla stessa passione per la bontà - conquisteranno il mercato e tutti gli appassionati della salumeria più raffinata. Tutti i marchi continueranno a vivere in modo indipendente sia sul banco taglio che nel libero servizio, in Italia e all'estero. Un'alleanza così ricca di sapore e buon gusto saprà di certo farsi apprezzare anche dai palati più esigenti. L'unione fa la bontà. Non resta che gustarci un altro goloso successo. 
© NEGRONI S.P.A. 2005-2007 - Credits Estratto da www.negroni.com]]></description></item><item><description><![CDATA[BARILLA 
Gli spaghetti anticrisi 
di Claudio Lindner 
Gli aumenti dei consumi di pasta. Il duello con l'Antitrust. I possibili nuovi rincari. 
Il boom Usa. I debiti in calo. 
Parla il numero uno di Parma colloquio con Guido Barilla 
Non piange lo spaghetto. La crisi non lo scuoce. Basta perlustrare lo stabilimento di Pedrignano, il più grande pastificio al mondo, quello con la torre blu (il mulino) che svetta sull'A1 vicino a Parma. Qui non si pronuncia neppure la parola cassa integrazione, caso mai per altre aziende della zona, e si lavora 24 ore su 24, in tre turni, dal lunedì al sabato. Domenica stop per la manutenzione. Poche decine di persone, camice bianco e cuffietta da sala operatoria, assistono le 19 macchine che producono i vari tipi di pasta, dalla semola all'uovo ai tortellini ripieni, per un totale di circa 300 mila tonnellate all'anno. Guardano e non toccano. Controllano solo che nulla s'inceppi, dalla macinazione all'impacchettamento. Qui alla Barilla, dopo diversi anni difficili (chi non ricorda l'acquisto incauto della Kamps e i legami stretti e controversi con la Popolare di Lodi gestita dal "furbetto" Giampiero Fiorani?), si ricomincia a respirare. Anzi, sembra quasi che la la turbolenza economica globale stia dando una mano a Barilla e ai colleghi, visto che dall'Italia agli Stati Uniti si vende sempre più pasta, meno cara rispetto a tanti altri alimenti. Da noi i consumi sono cresciuti nel 2008 del 2,5 per cento e questo malgrado gli aumenti di prezzo. In America l'espansione del mercato e anche dell'azienda parmense è addirittura a due cifre. D'altronde, come dimostra anche l'ultima indagine Unioncamere, l'alimentare è l'unico settore che si salva dalla recessione in termini di produzione ed export. 
A Guido Barilla piace parlare di questo. Il grano, il mercato complesso delle materie prime, la malnutrizione, la pasta. Svicola elegantemente da approfondimenti sulla politica italiana o sulle stanze del potere finanziario e bancario. "Un atteggiamento ereditato da mio padre Pietro, che diceva: fai solo il tuo mestiere, è già molto difficile fare quello...e oggi io stesso mi chiedo come facciano alcuni miei colleghi a occuparsi anche di banche, finanza, calcio e altre cose". Dal padre il cinquantenne presidente, i due fratelli Luca e Paolo e la sorella Emanuela hanno ereditato anche una gran bella collezione di quadri. Il corridoio che porta agli uffici direttivi è una galleria d'arte, e così la sala riunioni, con in bella mostra opere di Picasso, Fontana, De Chirico, Boccioni, tanti Guttuso, appese una accanto all'altra, neanche fossero anonime stampe nella sala d'attesa del medico. 
Non si può che partire dall'argomento hot del 2008, il prezzo della pasta e gli aumenti che hanno fatto infuriare i consumatori e provocato a fine febbraio una sanzione dell'Antitrust a 26 produttori per presunte pratiche anticoncorrenziali. Barilla, come leader del mercato con una quota del 42 per cento, dovrà pagare una multa di quasi 6 milioni di euro. Da Parma è già partito il ricorso. Ma ecco come si difende l'imprenditore: "Pensare che decine di industriali si riuniscano in una stanza e decretino un aumento dei prezzi è pura fantasia. È successo, probabilmente, che l'Autorità ha preso a pretesto alcune dichiarazioni fatte dall'associazione di settore, ma non ha tenuto in debito conto la straordinarietà della situazione, il fatto che negli ultimi 15 anni non vi erano mai stati rincari. E poi: è possibile ritenere che ci si possa accordare in modo sistematico per gestire un aumento dei prezzi con 100 mila clienti, dei quali il 20 per cento sono catene distributive che nei nostri confronti hanno un atteggiamento a dir poco aggressivo con una forte accentuazione delle promozioni?" 
Dall'arringa al contrattacco e al futuro. "Dal 2006 a oggi i prezzi delle materie prime, grani e frumenti, sono aumentati del 30 per cento, con le punte che sappiamo l'anno scorso, e la stabilità del mercato delle commodities in una congiuntura come quella attuale è tutta da valutare. Dico di più: noi non possiamo neppure escludere nuovi rincari in futuro". Riparte la speculazione che si è abbattuta come uno tsunami sul mercato nel 2008? Non proprio. Il problema è che ci si aspetta un raccolto a luglio parecchio inferiore all'anno scorso, quando c'era stata una corsa a produrre e a guadagnare grazie ai prezzi impazziti. "Dopo una stagione nella quale si seminava grano anche nei vasi da fiori, in chiave decisamente speculativa, quest'anno in Italia le superfici seminate sono diminuite del 20-30 per cento. A ciò si aggiunge un altro fattore, più difficile da comprendere ma altrettanto importante: stiamo verificando una forte diminuzione nell'uso dei fertilizzanti (il loro costo è aumentato del 60 per cento, n.d.r.). Meglio! Potrebbe dire qualcuno, così c'è meno chimica nel prodotto. Ma attenzione: noi operatori sappiamo che il fertilizzante è estremamente importante per la qualità della coltura di sementi e per la quantità del raccolto". 
da espresso.repubblica.it]]></description></item><item><description><![CDATA[Ferrero: 
con Nutella & C un marchio che ha fatto storia 
 Alla Ferrero tengono a indicare al debutto della storia la parola "dolce". Come potrebbe essere altrimenti per questa grande maison fatta di golosità supreme al cioccolato? Comincia negli anni '40 l'avventura di questa famiglia, che, e non è certo vezzo, si definisce semplice. Sono stati geniali i Ferrero, e il loro nome è oggi conosciuto in ogni continente come sinonimo di bontà al cioccolato e non solo. Provare per credere: quale è la più amata fra le crepes francesi: ma "Nutelà" evidentemente. Talmente amata la spalmabile Ferrero da aver espugnato e "naturalizzato" un must della più sciovinista fra le cucine. Ma guai a chiederlo ai parigini, a testimoniare l'internazionalità del gruppo vi diranno che la Nutelà (rigorosamente con accentazione tronca) è francese, francesissima ... 
La storia comincia ad Alba, nel 1942, dove la Ferrero ha ancora oggi il suo più grande stabilimento. Pietro Ferrero apre un laboratorio in via Rattazzi, in cui inizia a fare esperimenti e a inventare golosità. La moglie Piera gestisce la pasticceria di via Maestra chiamata dai suoi concittadini "il Biffi" come il più famoso caffè di Milano. Poi arriva la scoperta delle nocciole. I tempi non sono certo facili, con la guerra diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un'idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio, le nocciole per l'appunto. Nel 1946 arriva la Pasta Gianduja o "Giandujot", a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia a fette e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. Un chilo di questa specialità costa 600 lire (0.30 euro) contro le 3.000 lire (1,50 euro) di un chilo di cioccolato. L'obiettivo di Pietro è raggiunto: togliere alla pasticceria la reputazione di genere elitario riservato a pochi o soltanto alle ricorrenze più importanti dell'anno. Il successo è strepitoso: nel febbraio '46 la produzione è di tre quintali e alla fine dell'anno si arriva a oltre mille; i dipendenti salgono a una cinquantina per arrivare a un centinaio l'anno successivo.I Ferrero si ingrandiscono, Via Rattazzi gli va stretta. Nasce la fabbrica di via Vivaro (dove oggi sorge la Fondazione). Il 14 maggio 1946 è la data di nascita ufficiale dell'industria. Giovanni, fratello minore di Pietro, intanto organizza una rete di vendita capillare. Una serie di dodici camioncini rappresenta l'antesignana di una flotta che, come orgogliosi sottolineano nella storia Ferrero sarà «seconda per dimensioni soltanto a quella dell'esercito italiano». Il 2 marzo 1949, a 51 anni muore per infarto Pietro Ferrero, il fondatore dell'azienda; il testimone passa al fratello Giovanni. Arrivano la "Cremalba" poi "Supercrema", l'antenata della Nutella, da spalmare sul pane. Venduta in bicchieri o barattoli di diverse misure, viene pubblicizzata sottolineando le sue doti genuine, energetiche ed economiche: un chilo costa soltanto 500 lire (pari a circa 25 centesimi di euro). Con l'arrivo in fabbrica di Michele, figlio di Pietro, l‘azienda raggiunge la dimensione di multinazionale. Sul mercato arrivano poi il "Sultanino", una piccola stecca di cioccolato, e il "Cremablok", cioccolato ripieno di nocciola: lanciato nel luglio del '53, se ne producono 4.000 quintali che salgono a 48 mila l'anno dopo. E' proprio Michele a vendere direttamente il Sultanino. Lo zio non è troppo convinto della novità e non vuole lanciarlo. Di nascosto, il nipote ne produce alcuni pezzi che consegna direttamente ai negozianti effettuando così un test sul gradimento dei consumatori. L'indomani, alla Ferrero cominciano ad arrivare telefonate e richieste per la nuova specialità ed è un altro successo. Nel 1954 debutta il nuovo marchio. Al posto della faccia sorridente di Gianduja, una scritta Ferrero in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata, a ricordare Alba, la "città delle cento torri". Due anni dopo inizia l'avventura all'estero. Ad Alba si guarda lontano, all'Europa, alla Germania. A Stadtallendorf, nell'Assia, a 150 km da Francoforte, nascono la Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero, che per molto tempo resterà l'unico esempio di una realtà dolciaria veramente internazionale. Nel 1956 Mon Chéri, uno scrigno di cioccolato che racchiude una gustosa ciliegia conquista il mercato tedesco. Lo stabilimento si ingrandisce e per far fronte a una produzione sempre maggiore – 200 quintali al giorno che diventeranno 500 milioni di pezzi l'anno – vengono chiamate operaie stagionali dall'Italia. Nel 1957 muore Giovanni Ferrero; il controllo passa al nipote Michele. Negli anni Sessanta in Francia si sviluppa la seconda sede fuori dai confini italiani. Si chiamerà prima "Dulcea" e poi "Ferrero France". Nel 1961 con Brioss, una nuova famiglia di prodotti scala il mercato delle merendine per i bambini.Dopo "Brioss" arriveranno "Fiesta" e le altre specialità del marchio Kinder.A Stadtallendorf, nel frattempo, viene costruito il nuovo stabilimento, che dà lavoro a 3.500 persone. Dopo la Francia, è la volta di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, dove Ferrero afferma la propria presenza. A Londra, nel centralissimo Piccadilly Circus, tra le varie insegne luminose spicca anche Mon Chéri, sostituito anni dopo da Tic Tac e Ferrero Rocher. Alla fine degli anni Sessanta le società Ferrero in Europa saranno otto.Nel 1964 anno in cui Ferrero si insedia a Pino Torinese cambia anche il marchio. Lasciato il corsivo minuscolo, la scritta appare adesso in lettere maiuscole dorate con un carattere graziato. E finalmente, per la gioia di Nanni Moretti e non solo, è anche l'anno di nascita di Nutella, dalla parola nut che in inglese significa nocciola). Nel 1967 Ferrero è al Giro d'Italia.Intanto la tv diventa un'alleata importante grazie ai primi spot pubblicitari, le réclame. Durano un'eternità, confrontati con i messaggi di pochi secondi di oggi, raccontano storie divertenti e, soprattutto, creano dei personaggi diventati "cult". In Italia è l'epoca del Diplomatico, di Jo Condor e del Gigante Buono.Un anno dopo arriva "Kinder Cioccolato" (kinder significa "bambino" in tedesco) è una barretta di cioccolato ripiena di latte e proprio "più latte, meno cacao" diventa lo slogan per una grande famiglia di prodotti raggruppati sotto questo marchio. E' anche l'anno dell'accoppiata con il caffè: "per una pausa dolce arrivano i "Pocket Coffee". Nel 1969 debuttano i Tic Tac, con una una mini-scatola dispenser, che rappresenta un piccola rivoluzione nel mondo del packaging.E' questo l'anno in cui Ferrero attraversa l'Oceano e arriva negli Stati Uniti.Il 1972 è l'anno di nascita di "Estathé", la bevanda realizzata con vero infuso di tè, lanciato in una confezione in plastica monodose con tanto di cannuccia, alla quale si sono affiancati nel tempo nuovi gusti e nuovi formati. Dalla "Kinder Division" arriva nel 1974 l'ovetto Kinder Sorpresa, che abbina la merenda al gioco. Continua nel frattempo lo sviluppo all'estero del Gruppo; dopo le sedi europee in Austria e in Irlanda, dove ha sede anche uno stabilimento, vengono aperte società Ferrero a Portorico e in Ecuador. L'espansione è anche in Asia con Hong Kong e Giappone, e in Australia, dove si apre una nuova fabbrica. Negli anni ottanta, a oltre trent'anni dalla sua nascita, Ferrero è leader nel proprio segmento di mercato, e non solo in Italia. Nasce in quegli anni Ferrero International B.V. Il 1982 è l'anno "d'oro" di Ferrero Rocher.Un successo mondiale, grazie anche a una serie di spot televisivi con personaggi particolarmente graditi al pubblico, che sono rimasti nella storia della pubblicità, come "l'ambasciatore" in Gran Bretagna e il maggiordomo "Ambrogio" in Italia.Con Rocher, lo stabilimento di Alba è al centro di un'ennesima evoluzione tecnologica con macchinari all'avanguardia adottati per far fronte alla produzione del nuovo prodotto.Nel 1983 ha luce la Fondazione Ferrero. Nel 1989 con Kinder Gran SorpresaFerrero decide di entrare nel mercato delle uova pasquali. La qualità è quella del cioccolato "più latte e meno cacao". Nel 1990 per rilanciare i prodotti Kinder in Italia, in un momento in cui la concorrenza si fa sentire, il Campionato mondiale di calcio è l'occasioen giusta per la promozione dei prodotti con l'iniziativa "Vinci Campione", che utilizza come testimonial i calciatori più famosi delle varie nazionali: Gullit, Vialli, Cabrini, Matthëus, Ruben Sosa. Nel 1990 arrivano le merende fresche "Kinder fetta al latte", seguita poi da Kinder Pinguì (1992) e Kinder Paradiso (1994), rivolte anche a un pubblico più adulto. Kinder Bueno è invece lo snack innovativo, "gustoso ma leggero": è un wafer ripieno di crema alle nocciole e ricoperto di cioccolato al latte. E' un prodotto studiato per un target più adulto, costituito soprattutto da adolescenti. Dello stesso anno la pralina "Raffaello" con il cocco. Dopo la caduta del Muro di Berlino, inizia l'apertura verso i paesi dell'Est Europa con l'apertura delle sedi commerciali in Ungheria, Russia, nella Repubblica Ceca e in Polonia. Il 1994, a novembre, i fiumi che costeggiano Alba escono dal loro letto provocando una terribile alluvione, che farà anche parecchie vittime in Piemonte. L'azienda subisce ingenti danni, la produzione è costretta a fermarsi per settimane ma, come già avvenne durante l'alluvione del 1948, i dipendenti – anche quelli che hanno le case in parte distrutte – decidono di lavorare accanto ai manager e alla famiglia Ferrero per riportare la "loro" fabbrica di nuovo in attività. La ripresa ha del miracoloso e l'azienda riesce a rispettare gli impegni presi con i clienti per fine anno. È un evento che rafforza ancora di più il legame tra la famiglia e i suoi collaboratori, tra un'azienda e il territorio dove è nata e cresciuta. Nel 1995 il lancio di Yogo Brioss, a base di yogurt, che viene lanciata in Italia, cercando ancora una volta di accontentare le mamme e i figli, mettendo insieme genuinità e golosità. Nel 1996, per i 50 anni del gruppo, il fatturato è di circa 7.500 miliardi di lire e i dipendenti oltre 14 mila. L'azienda è leader assoluta nel settore dolciario in Italia; è prima in Germania e tra le prime in Francia e, in generale, in Europa; nel mondo, grazie alla presenza delle sue specialità in ogni continente, occupa il quarto posto. Nel1997 una nuova generazione entra in azienda: sono Pietro e Giovanni, figli di Michele, che portano i nomi del nonno e dello zio fondatori di una realtà sempre più grande e sempre più globale. Ferrero è tra i big spender - cioè tra i maggiori investitori in pubblicità - sia in Italia sia all'estero; la sua comunicazione è caratterizzata da uno stile molto personale in tutto il mondo, trasmette una filosofia che necessita di professionisti in grado di capirla e di saperla esprimere. Per questo nasce l'esigenza di creare un'agenzia interna che sappia comunicare la forza innovatrice di Michele Ferrero accanto ai valori che da sempre stanno alla base dell'azienda e dei suoi prodotti. Tutto ciò porta alla nascita di Pubbliregia, che ha sede a pochi chilometri dal quartier generale di Pino Torinese. Con l'arrivo del terzo millennio, si rafforza la vocazione internazionale del Gruppo, che ha un fatturato di oltre 4 milioni di euro, 16.000 dipendenti, 15 stabilimenti nel mondo e 32 società operative. In questo contesto ormai "globale", l'azienda opera una ristrutturazione affidando a Pietro Ferrero la responsabilità di Finanza e Produzione e al fratello Giovanni Marketing e Vendite. Nel 2003 Kinder Happy Hippo è la novità dell'anno. È il primo snack della grande famiglia Kinder senza cioccolato ed è il primo studiato apposta per i bambini. Nel 2004 debutta Kinder Pan e Cioc, una nuova merendina che abbina al Pan di Spagna una crema di cacao e scaglie di cioccolato fondente. Per la prima volta, Ferrero decide di lanciare il prodotto con una campagna su Internet seguita poi dai mezzi tradizionali. Nel 2004 arriva un libro per festeggiare i 40 anni di Nutella. A Parigi, le viene dedicata la "Table Nutella", un locale che resterà aperto per 40 giorni proponendo tante ricette originali a base della crema da spalmare che ha fatto ormai storia. I francesi ne consumano 90 milioni di vasetti l'anno. Nel 2005 Michele Ferrero compie 80 anni. In questa occasione, la città di Alba gli conferisce una medaglia d'oro e il Presidente della Repubblica lo nomina Cavaliere di Gran Croce. Un anno dopo la novità Gran Soleil, il dessert in vaschette ermetiche monodose che si trovano nei normali reparti di alimentari e non nei banchi freezer. Nel 2007 con Ferrero Gardenarrivano le praline alla mandorla, pistacchio e nocciola. Lo scorso anno la novità è Rondnoir, l'interpretazione Ferrero del fondente. Questa nuova pralina è composta da un wafer ricoperto da una croccante granella con puro cioccolato fondente. 
Insomma, dal 1942 con Ferrero, da tempo fra i marchi italiani più celebri, ne abbiamo per tutti i gusti. L'Ovetto Kinder e la Nutella appartengono da tempo all'immaginario di qualsiasi trentenne e non solo. E se non c'è merenda senza Fiesta o nella pausa pensiamo al Pocket coffee è solo perché Ferrero ormai con la sua cioccolata ha "fatto storia". (S.Bio.) 
20 novembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATAda ilsole24ore.com]]></description></item><item><description><![CDATA[13/1/2010 (7:45) - OLTRE LA CRISI - L'IMPRENDITORE 
"Ho messo tutto nell'azienda" 
Moritz Mantero, 63 anni potevo vendere, invece ho impegnato gli ultimi 5 milioni 
MICHELE BRAMBILLACOMO 
Nell’Italia al tempo della crisi non ci sono solo cassa integrazione e licenziamenti: ci sono anche imprenditori che mettono mano ai propri risparmi personali per salvare una storia ed evitare che i dipendenti salgano, disperati, sul tetto della fabbrica. È successo a Como, dove l’imprenditore tessile Moritz Mantero ha venduto tutto ciò di personale che aveva e lo ha messo in azienda. 
Cinque milioni di euro, non proprio una quisquilia. La Mantero è una delle due storiche aziende della seta di Como: la fondò nel 1902 un piemontese della provincia di Alessandria, Riccardo Mantero, arrivato in riva al lago con una bicicletta e qualche idea. L’altra storica azienda della seta è la Ratti, fondata sessant’anni fa da Antonio Ratti, che era invece un comasco doc. La seta ha fatto la fortuna di Como quasi quanto la bellezza del lago. Ci sono stati gli anni, anzi i decenni, delle vacche grasse. Poi sono arrivati quelli delle vacche magre. La concorrenza della Cina. Il calo del fatturato. I tagli al personale. Non era solo un fatto di recessione economica. Era anche il venir meno di una tradizione, il mutare pelle e anima a una città. Come se a Biella non ci fosse più il tessile, a Sassuolo la ceramica, in Romagna il turismo. 
La sede della Mantero è in via Volta, nella città murata. Moritz, 63 anni, è un signore gentile, che sembra d’altri tempi. Riceve in una sorta di foresteria che rende l’idea di una grande azienda che ha mantenuto la dimensione familiare. «Il tessile - ci spiega - ha sempre avuto alti e bassi. L’ultima crisi era stata quella del biennio 2001-2003. Poi si era ripreso un po’, ma era stata un’illusione. Dal 2004 è cominciato a scendere di nuovo fino alla crisi attuale, che non è più solo settoriale ma generalizzata». Risultato: i consumi calati del 30-35 per cento, i dipendenti che passano dai mille del 2000 ai meno di cinquecento di adesso. 
La produzione della Mantero è divisa in due. Metà sono prodotti finiti: foulard, sciarpe, cravatte, che non vanno in commercio con il marchio Mantero ma con quello di grandi griffe; l’altra metà sono tessuti venduti ad aziende che confezionano abiti da donna. Per dare un’idea: una cravatta della Mantero costa in negozio, a seconda del marchio, dagli 80 ai 110 euro. Una cravatta di seta made in Cina, un quarto o anche meno. 
«La Cina indubbiamente ci ha dato un duro colpo - dice Mantero -. Il resto l’ha fatto la moda, che a un certo punto si è orientata verso altre fibre. Ma direi che negli ultimi tempi la mazzata più pesante è stata proprio la crisi generale, mondiale. Anche se molti non lo pensano, nel settore del lusso c’è stata una grandissima contrazione dei consumi». La tentazione a un certo punto è stata quella di mollare tutto, e ha preso sostanza nell’offerta avanzata nel 2000 dal gruppo Finpart. «Ho avuto la possibilità di vendere tutto. Avrei preso un bel po’ di soldi e avrei vissuto tranquillo. Non l’ho fatto, e per fortuna, visto che poi quel gruppo ha avuto qualche problema». 
La svolta è nata in quei giorni. «Non me la sentivo di interrompere una storia così bella. Ho guardato negli occhi i miei figli Franco, che oggi ha 36 anni, e Lucia, 32, e ho chiesto: continuiamo o no? Continuiamo, mi hanno detto. Oggi lavorano tutti e due qui in ditta con me». Qualcun altro in famiglia non ha gradito, e se n’è andato. «Io ho fatto un passo indietro, restando solo proprietario del 90 per cento, e ho lasciato gli incarichi operativi a un amministratore delegato, Massimo Brunelli, che è lo stratega della ristrutturazione». 
Ma non bastava. «Nel 2008 - racconta Moritz Mantero - ho deciso di mettere mano alle mie riserve personali. E ho messo in azienda cinque milioni di euro. Soldi messi via negli anni d’oro, i Novanta, quando l’azienda distribuiva utili ai soci. Con sana mentalità piemontese, li avevo messi da parte. Avevo pensato: non spendiamoli, chissà, potrebbero servire un giorno se le cose dovessero andare meno bene». Dopo otto anni di bilanci in rosso, la Mantero chiude ora il 2009 con un sia pur piccolo utile. «E lei non immagina quanto sono felice di quel sacrificio. Questa è un’azienda vecchia maniera, qua si fanno ancora le feste quando un dipendente compie quindici anni di anzianità. Mi creda: un imprenditore non pensa che il profitto sia tutto». 
Lo guarderanno come un marziano? O come uno che cerca di farsi pubblicità? In realtà la notizia dei cinque milioni di euro s’è saputa perché l’ha pubblicata ieri La Provincia, il quotidiano di Como. Reazioni? «Mi ha chiamato Ambrogio Taborelli, il presidente degli industriali comaschi, e mi ha detto: bravo, dobbiamo far vedere che gli imprenditori non devono tirar fuori solo i... (insomma, ha capito), ma anche il portafogli». 
da lastampa.it]]></description></item><item><description><![CDATA[20/3/2010


Il volto eccentrico di un re del food


CHIARA BERIA DI ARGENTINE


Saint Moritz, week-end scorso. A una cena di lor signori non è passato certo inosservato con una giacca nera traslucida e scarpe coperte di borchie, la suola rossa scarlatta (firmate Christian Loubotin) molto da divo del rock.

Tre giorni dopo, nel suo nuovo quartier generale milanese in via Spadolini, Angelo Colussi, 59 anni, presidente del gruppo industriale umbro che sforna biscotti e panforti, pasta e riso, crackers e prodotti dietetici, dadi per brodo e succhi di frutta (marchi: Colussi, Agnesi, Gran Turchese, Maltagliati, Audisio, Flora, Sapori, Misura, Liebig, Del Monte etc. etc.) esce da una riunione. Inappuntabile grisaglia grigia; sul tavolo mappe di Google con i siti, cerchiati in rosso, dei 3 stabilimenti dove, insieme ai suoi partner russi della compagnia InfoLink, produce a tutto spiano buona pasta all’italiana - «I russi amano i maccheroni» - per quell’enorme mercato in rapida espansione; l’agenda stracolma di chi guida a tutto sprint un gruppo con 7 stabilimenti in Italia e 4 all’estero (3 in Russia, uno in Romania); 1400 dipendenti (altri 609 in Russia); 580 milioni di ricavi (di cui 100 milioni made in Russia).

Scusi presidente Colussi, ma lei è la stessa persona che in privato è così fashion&rock? «Parla del mio look?», ride Colussi. «L’importante è non prendersi mai troppo sul serio. In ufficio, per rispetto ai miei collaboratori, cerco di avere un atteggiamento il più possibile dignitoso; nella mia vita privata faccio quel che mi pare. Ho amicizie molto diverse con persone di classi sociali le più differenti. 

Non sopporto stare nel mazzo, sono sempre stato un ribelle. Detesto certi omini con 4 soldi, vestiti come si deve, che parlano solo di denaro e affari». Ritratto di Angelo Colussi, industriale multibrand e super competitivo e anche il più eccentrico tra i grandi nomi del food made in Italy. «Stabilimenti chiusi, storici marchi svenduti alle multinazionali straniere: negli Anni 70-80 è stata una vera carneficina dell’alimentare. Altro che paura dei comunisti e della sindacalizzazione! La verità è che in quegli anni è cambiato il modello di gestione delle aziende, ma la vecchia generazione d’industriali (orientati tutti alla produzione, poco al marketing) non è stata capace di affrontare gli ostacoli e gestire il cambiamento. Così, aziende straniere che erano più innovative e brillanti, per anni hanno fatto shopping dei nostri marchi», sostiene Colussi. 26 novembre 1999, compleanno di suo padre Giacomo, una data che Angelo Colussi non dimenticherà mai. Solo quel giorno, a un mese dalla sua morte, Giacomo Colussi, uno dei 5 figli di quell’Angelo che aveva aperto nel 1911 la prima fabbrica di biscotti a Venezia e che, nel 1949, si era messo in proprio trasferendosi a Perugia («I fratelli dovevano dividersi il mercato, litigarono da subito) disse ai suoi operai di Petrignano d’Assisi: «Vi lascio in buone mani». Ma direttamente a suo figlio, Angelo jr, in azienda già dal 1978, non lo disse mai. «Era di una durezza assoluta; mi ripeteva che non avrei combinato nulla nella vita», confessa Colussi. Convinto che l’Europa è solo «una regione del mondo»

Angelo Colussi che aveva ereditato un’azienda da 9 miliardi di lire in pochi anni ha creato un polo dell’alimentare acquistando marchi come Misura da Plasmon o ricomprando dai francesi storiche aziende come Agnesi. Crac Italgrani. Con un pugno di milioni, 10 anni fa, Colussi si presenta in Tribunale a Napoli per acquistare il marchio Maltagliati già presente in Russia; da quella prima mossa nasce la fortunata joint venture con Andrej Gurov, fondatore di InfoLink (controlla il 70% delle forniture di pasta in Russia). «Gurov e soci erano ingegneri nucleari in una base missilistica; hanno fatto business con le sigarette poi si sono buttati sulla pasta», narra Angelo Colussi, 
l’industriale molto rock che compra grano in Arizona, fa il panforte a Siena e i makaroni con gli ex comunisti.

da lastampa.it]]></description></item></channel></rss>