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QUI SEGNALIAMO LE PRODUZIONI DI CUI APPREZZIAMO LA BUONA QUALITA'.

Intendiamo riferirci soprattutto alla buona qualità dei prodotti, ma se e quando le riscontriamo con sufficiente certezza anche ad altre peculiarità dell'azienda. 

Oggetto delle nostra analisi non saranno le caratteristiche personali degli Imprenditori o Dirigenti che reggono le aziende segnalate, bensì i risultati realizzati e la soddisfazione della clientela. 

L'inserimento, in questa sezione del nostro sito di aziende e/o dei loro prodotti viene deciso a nostro insindacabile giudizio e senza richiedere contributi o autorizzazioni.

Le aziende che, eventualmente, non gradissero d'essere segnalate, possono chiederci la cancellazione della nota che le riguarda.


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VIVACITA' INTELLETTIVA E INTUITO


Vivacità intellettiva
La vivacità intellettiva è la rapidità e la flessibilità con cui l'individuo recepisce gli stimoli del mondo esterno, li capisce, li assimila, li elabora, li associa tra loro e infine reagisce alle sollecitazioni. Questo comporta:

- prontezza nelle reazioni e nell'apprendimento,

- capacità di adattare l'esperienza passata alla situazione attuale,

- abilità a cogliere l'essenza in una situazione complessa,

- attitudine a risolvere problemi nuovi.

Intuito
L'intuito si inquadra in questo contesto di prontezza intellettiva, e costituisce una forma di "pre-comprensione" cioè di conoscenza immediata della realtà.

Viene favorito dalla rapidità ricettiva, di comprensione e associativa, e li influenza a sua volta. L'intuito stesso cioè facilita l'immediatezza di tutti questi processi, come pure la prontezza nel cogliere l'essenza delle cose, la sveltezza e l'originalità nella risoluzione di problemi.

Si noti che, affinché la vivacità intellettiva dell'individuo sia realmente costruttiva, l'intuito deve interagire in modo armonico col ragionamento, che elabora e sottopone a verifica le intuizioni.
 
 
da  analisigrafologica.it
 

 

BARILLA

Gli spaghetti anticrisi

di Claudio Lindner


Gli aumenti dei consumi di pasta. Il duello con l'Antitrust. I possibili nuovi rincari.

Il boom Usa. I debiti in calo.

Parla il numero uno di Parma colloquio con Guido Barilla 


Non piange lo spaghetto. La crisi non lo scuoce. Basta perlustrare lo stabilimento di Pedrignano, il più grande pastificio al mondo, quello con la torre blu (il mulino) che svetta sull'A1 vicino a Parma. Qui non si pronuncia neppure la parola cassa integrazione, caso mai per altre aziende della zona, e si lavora 24 ore su 24, in tre turni, dal lunedì al sabato. Domenica stop per la manutenzione. Poche decine di persone, camice bianco e cuffietta da sala operatoria, assistono le 19 macchine che producono i vari tipi di pasta, dalla semola all'uovo ai tortellini ripieni, per un totale di circa 300 mila tonnellate all'anno. Guardano e non toccano. Controllano solo che nulla s'inceppi, dalla macinazione all'impacchettamento. Qui alla Barilla, dopo diversi anni difficili (chi non ricorda l'acquisto incauto della Kamps e i legami stretti e controversi con la Popolare di Lodi gestita dal "furbetto" Giampiero Fiorani?), si ricomincia a respirare. Anzi, sembra quasi che la la turbolenza economica globale stia dando una mano a Barilla e ai colleghi, visto che dall'Italia agli Stati Uniti si vende sempre più pasta, meno cara rispetto a tanti altri alimenti. Da noi i consumi sono cresciuti nel 2008 del 2,5 per cento e questo malgrado gli aumenti di prezzo. In America l'espansione del mercato e anche dell'azienda parmense è addirittura a due cifre. D'altronde, come dimostra anche l'ultima indagine Unioncamere, l'alimentare è l'unico settore che si salva dalla recessione in termini di produzione ed export.

A Guido Barilla piace parlare di questo. Il grano, il mercato complesso delle materie prime, la malnutrizione, la pasta. Svicola elegantemente da approfondimenti sulla politica italiana o sulle stanze del potere finanziario e bancario. "Un atteggiamento ereditato da mio padre Pietro, che diceva: fai solo il tuo mestiere, è già molto difficile fare quello...e oggi io stesso mi chiedo come facciano alcuni miei colleghi a occuparsi anche di banche, finanza, calcio e altre cose". Dal padre il cinquantenne presidente, i due fratelli Luca e Paolo e la sorella Emanuela hanno ereditato anche una gran bella collezione di quadri. Il corridoio che porta agli uffici direttivi è una galleria d'arte, e così la sala riunioni, con in bella mostra opere di Picasso, Fontana, De Chirico, Boccioni, tanti Guttuso, appese una accanto all'altra, neanche fossero anonime stampe nella sala d'attesa del medico.


Non si può che partire dall'argomento hot del 2008, il prezzo della pasta e gli aumenti che hanno fatto infuriare i consumatori e provocato a fine febbraio una sanzione dell'Antitrust a 26 produttori per presunte pratiche anticoncorrenziali. Barilla, come leader del mercato con una quota del 42 per cento, dovrà pagare una multa di quasi 6 milioni di euro. Da Parma è già partito il ricorso. Ma ecco come si difende l'imprenditore: "Pensare che decine di industriali si riuniscano in una stanza e decretino un aumento dei prezzi è pura fantasia. È successo, probabilmente, che l'Autorità ha preso a pretesto alcune dichiarazioni fatte dall'associazione di settore, ma non ha tenuto in debito conto la straordinarietà della situazione, il fatto che negli ultimi 15 anni non vi erano mai stati rincari. E poi: è possibile ritenere che ci si possa accordare in modo sistematico per gestire un aumento dei prezzi con 100 mila clienti, dei quali il 20 per cento sono catene distributive che nei nostri confronti hanno un atteggiamento a dir poco aggressivo con una forte accentuazione delle promozioni?"

Dall'arringa al contrattacco e al futuro. "Dal 2006 a oggi i prezzi delle materie prime, grani e frumenti, sono aumentati del 30 per cento, con le punte che sappiamo l'anno scorso, e la stabilità del mercato delle commodities in una congiuntura come quella attuale è tutta da valutare. Dico di più: noi non possiamo neppure escludere nuovi rincari in futuro". Riparte la speculazione che si è abbattuta come uno tsunami sul mercato nel 2008? Non proprio. Il problema è che ci si aspetta un raccolto a luglio parecchio inferiore all'anno scorso, quando c'era stata una corsa a produrre e a guadagnare grazie ai prezzi impazziti. "Dopo una stagione nella quale si seminava grano anche nei vasi da fiori, in chiave decisamente speculativa, quest'anno in Italia le superfici seminate sono diminuite del 20-30 per cento. A ciò si aggiunge un altro fattore, più difficile da comprendere ma altrettanto importante: stiamo verificando una forte diminuzione nell'uso dei fertilizzanti (il loro costo è aumentato del 60 per cento, n.d.r.). Meglio! Potrebbe dire qualcuno, così c'è meno chimica nel prodotto. Ma attenzione: noi operatori sappiamo che il fertilizzante è estremamente importante per la qualità della coltura di sementi e per la quantità del raccolto".

da espresso.repubblica.it

Ferrero:

con Nutella & C un marchio che ha fatto storia

 
Alla Ferrero tengono a indicare al debutto della storia la parola "dolce". Come potrebbe essere altrimenti per questa grande maison fatta di golosità supreme al cioccolato? Comincia negli anni '40 l'avventura di questa famiglia, che, e non è certo vezzo, si definisce semplice. Sono stati geniali i Ferrero, e il loro nome è oggi conosciuto in ogni continente come sinonimo di bontà al cioccolato e non solo. Provare per credere: quale è la più amata fra le crepes francesi: ma "Nutelà" evidentemente. Talmente amata la spalmabile Ferrero da aver espugnato e "naturalizzato" un must della più sciovinista fra le cucine. Ma guai a chiederlo ai parigini, a testimoniare l'internazionalità del gruppo vi diranno che la Nutelà (rigorosamente con accentazione tronca) è francese, francesissima ...

La storia comincia ad Alba, nel 1942, dove la Ferrero ha ancora oggi il suo più grande stabilimento. Pietro Ferrero apre un laboratorio in via Rattazzi, in cui inizia a fare esperimenti e a inventare golosità. La moglie Piera gestisce la pasticceria di via Maestra chiamata dai suoi concittadini "il Biffi" come il più famoso caffè di Milano. Poi arriva la scoperta delle nocciole. I tempi non sono certo facili, con la guerra diventano introvabili anche gli ingredienti più semplici. Pietro Ferrero non si scoraggia e ha un'idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio, le nocciole per l'appunto. Nel 1946 arriva la Pasta Gianduja o "Giandujot", a base di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia a fette e si mette sul pane, un prodotto buono che costa poco. Un chilo di questa specialità costa 600 lire (0.30 euro) contro le 3.000 lire (1,50 euro) di un chilo di cioccolato. L'obiettivo di Pietro è raggiunto: togliere alla pasticceria la reputazione di genere elitario riservato a pochi o soltanto alle ricorrenze più importanti dell'anno. Il successo è strepitoso: nel febbraio '46 la produzione è di tre quintali e alla fine dell'anno si arriva a oltre mille; i dipendenti salgono a una cinquantina per arrivare a un centinaio l'anno successivo.
I Ferrero si ingrandiscono, Via Rattazzi gli va stretta. Nasce la fabbrica di via Vivaro (dove oggi sorge la Fondazione). Il 14 maggio 1946 è la data di nascita ufficiale dell'industria. Giovanni, fratello minore di Pietro, intanto organizza una rete di vendita capillare. Una serie di dodici camioncini rappresenta l'antesignana di una flotta che, come orgogliosi sottolineano nella storia Ferrero sarà «seconda per dimensioni soltanto a quella dell'esercito italiano». Il 2 marzo 1949, a 51 anni muore per infarto Pietro Ferrero, il fondatore dell'azienda; il testimone passa al fratello Giovanni. Arrivano la "Cremalba" poi "Supercrema", l'antenata della Nutella, da spalmare sul pane. Venduta in bicchieri o barattoli di diverse misure, viene pubblicizzata sottolineando le sue doti genuine, energetiche ed economiche: un chilo costa soltanto 500 lire (pari a circa 25 centesimi di euro). Con l'arrivo in fabbrica di Michele, figlio di Pietro, l‘azienda raggiunge la dimensione di multinazionale. Sul mercato arrivano poi il "Sultanino", una piccola stecca di cioccolato, e il "Cremablok", cioccolato ripieno di nocciola: lanciato nel luglio del '53, se ne producono 4.000 quintali che salgono a 48 mila l'anno dopo. E' proprio Michele a vendere direttamente il Sultanino. Lo zio non è troppo convinto della novità e non vuole lanciarlo. Di nascosto, il nipote ne produce alcuni pezzi che consegna direttamente ai negozianti effettuando così un test sul gradimento dei consumatori. L'indomani, alla Ferrero cominciano ad arrivare telefonate e richieste per la nuova specialità ed è un altro successo. Nel 1954 debutta il nuovo marchio. Al posto della faccia sorridente di Gianduja, una scritta Ferrero in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata, a ricordare Alba, la "città delle cento torri". Due anni dopo inizia l'avventura all'estero. Ad Alba si guarda lontano, all'Europa, alla Germania. A Stadtallendorf, nell'Assia, a 150 km da Francoforte, nascono la Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero, che per molto tempo resterà l'unico esempio di una realtà dolciaria veramente internazionale. Nel 1956 Mon Chéri, uno scrigno di cioccolato che racchiude una gustosa ciliegia conquista il mercato tedesco. Lo stabilimento si ingrandisce e per far fronte a una produzione sempre maggiore – 200 quintali al giorno che diventeranno 500 milioni di pezzi l'anno – vengono chiamate operaie stagionali dall'Italia. Nel 1957 muore Giovanni Ferrero; il controllo passa al nipote Michele. Negli anni Sessanta in Francia si sviluppa la seconda sede fuori dai confini italiani. Si chiamerà prima "Dulcea" e poi "Ferrero France". Nel 1961 con Brioss, una nuova famiglia di prodotti scala il mercato delle merendine per i bambini.
Dopo "Brioss" arriveranno "Fiesta" e le altre specialità del marchio Kinder.
A Stadtallendorf, nel frattempo, viene costruito il nuovo stabilimento, che dà lavoro a 3.500 persone. Dopo la Francia, è la volta di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, dove Ferrero afferma la propria presenza. A Londra, nel centralissimo Piccadilly Circus, tra le varie insegne luminose spicca anche Mon Chéri, sostituito anni dopo da Tic Tac e Ferrero Rocher. Alla fine degli anni Sessanta le società Ferrero in Europa saranno otto.
Nel 1964 anno in cui Ferrero si insedia a Pino Torinese cambia anche il marchio. Lasciato il corsivo minuscolo, la scritta appare adesso in lettere maiuscole dorate con un carattere graziato. E finalmente, per la gioia di Nanni Moretti e non solo, è anche l'anno di nascita di Nutella,
 
dalla parola nut che in inglese significa nocciola). Nel 1967 Ferrero è al Giro d'Italia.
Intanto la tv diventa un'alleata importante grazie ai primi spot pubblicitari, le réclame. Durano un'eternità, confrontati con i messaggi di pochi secondi di oggi, raccontano storie divertenti e, soprattutto, creano dei personaggi diventati "cult". In Italia è l'epoca del Diplomatico, di Jo Condor e del Gigante Buono.
Un anno dopo arriva "Kinder Cioccolato" (kinder significa "bambino" in tedesco) è una barretta di cioccolato ripiena di latte e proprio "più latte, meno cacao" diventa lo slogan per una grande famiglia di prodotti raggruppati sotto questo marchio. E' anche l'anno dell'accoppiata con il caffè: "per una pausa dolce arrivano i "Pocket Coffee". Nel 1969 debuttano i Tic Tac, con una una mini-scatola dispenser, che rappresenta un piccola rivoluzione nel mondo del packaging.
E' questo l'anno in cui Ferrero attraversa l'Oceano e arriva negli Stati Uniti.
Il 1972 è l'anno di nascita di "Estathé", la bevanda realizzata con vero infuso di tè, lanciato in una confezione in plastica monodose con tanto di cannuccia, alla quale si sono affiancati nel tempo nuovi gusti e nuovi formati. Dalla "Kinder Division" arriva nel 1974 l'ovetto Kinder Sorpresa, che abbina la merenda al gioco. Continua nel frattempo lo sviluppo all'estero del Gruppo; dopo le sedi europee in Austria e in Irlanda, dove ha sede anche uno stabilimento, vengono aperte società Ferrero a Portorico e in Ecuador. L'espansione è anche in Asia con Hong Kong e Giappone, e in Australia, dove si apre una nuova fabbrica. Negli anni ottanta, a oltre trent'anni dalla sua nascita, Ferrero è leader nel proprio segmento di mercato, e non solo in Italia. Nasce in quegli anni Ferrero International B.V. Il 1982 è l'anno "d'oro" di Ferrero Rocher.
Un successo mondiale, grazie anche a una serie di spot televisivi con personaggi particolarmente graditi al pubblico, che sono rimasti nella storia della pubblicità, come "l'ambasciatore" in Gran Bretagna e il maggiordomo "Ambrogio" in Italia.
Con Rocher, lo stabilimento di Alba è al centro di un'ennesima evoluzione tecnologica con macchinari all'avanguardia adottati per far fronte alla produzione del nuovo prodotto.
Nel 1983 ha luce la Fondazione Ferrero. Nel 1989 con Kinder Gran Sorpresa
Ferrero decide di entrare nel mercato delle uova pasquali. La qualità è quella del cioccolato "più latte e meno cacao". Nel 1990 per rilanciare i prodotti Kinder in Italia, in un momento in cui la concorrenza si fa sentire, il Campionato mondiale di calcio è l'occasioen giusta per la promozione dei prodotti con l'iniziativa "Vinci Campione", che utilizza come testimonial i calciatori più famosi delle varie nazionali: Gullit, Vialli, Cabrini, Matthëus, Ruben Sosa. Nel 1990 arrivano le merende fresche "Kinder fetta al latte", seguita poi da Kinder Pinguì (1992) e Kinder Paradiso (1994), rivolte anche a un pubblico più adulto. Kinder Bueno è invece lo snack innovativo, "gustoso ma leggero": è un wafer ripieno di crema alle nocciole e ricoperto di cioccolato al latte. E' un prodotto studiato per un target più adulto, costituito soprattutto da adolescenti. Dello stesso anno la pralina "Raffaello" con il cocco. Dopo la caduta del Muro di Berlino, inizia l'apertura verso i paesi dell'Est Europa con l'apertura delle sedi commerciali in Ungheria, Russia, nella Repubblica Ceca e in Polonia. Il 1994, a novembre, i fiumi che costeggiano Alba escono dal loro letto provocando una terribile alluvione, che farà anche parecchie vittime in Piemonte. L'azienda subisce ingenti danni, la produzione è costretta a fermarsi per settimane ma, come già avvenne durante l'alluvione del 1948, i dipendenti – anche quelli che hanno le case in parte distrutte – decidono di lavorare accanto ai manager e alla famiglia Ferrero per riportare la "loro" fabbrica di nuovo in attività. La ripresa ha del miracoloso e l'azienda riesce a rispettare gli impegni presi con i clienti per fine anno. È un evento che rafforza ancora di più il legame tra la famiglia e i suoi collaboratori, tra un'azienda e il territorio dove è nata e cresciuta. Nel 1995 il lancio di Yogo Brioss, a base di yogurt, che viene lanciata in Italia, cercando ancora una volta di accontentare le mamme e i figli, mettendo insieme genuinità e golosità. Nel 1996, per i 50 anni del gruppo, il fatturato è di circa 7.500 miliardi di lire e i dipendenti oltre 14 mila. L'azienda è leader assoluta nel settore dolciario in Italia; è prima in Germania e tra le prime in Francia e, in generale, in Europa; nel mondo, grazie alla presenza delle sue specialità in ogni continente, occupa il quarto posto. Nel
1997 una nuova generazione entra in azienda: sono Pietro e Giovanni, figli di Michele, che portano i nomi del nonno e dello zio fondatori di una realtà sempre più grande e sempre più globale. Ferrero è tra i big spender - cioè tra i maggiori investitori in pubblicità - sia in Italia sia all'estero; la sua comunicazione è caratterizzata da uno stile molto personale in tutto il mondo, trasmette una filosofia che necessita di professionisti in grado di capirla e di saperla esprimere. Per questo nasce l'esigenza di creare un'agenzia interna che sappia comunicare la forza innovatrice di Michele Ferrero accanto ai valori che da sempre stanno alla base dell'azienda e dei suoi prodotti. Tutto ciò porta alla nascita di Pubbliregia, che ha sede a pochi chilometri dal quartier generale di Pino Torinese. Con l'arrivo del terzo millennio, si rafforza la vocazione internazionale del Gruppo, che ha un fatturato di oltre 4 milioni di euro, 16.000 dipendenti, 15 stabilimenti nel mondo e 32 società operative. In questo contesto ormai "globale", l'azienda opera una ristrutturazione affidando a Pietro Ferrero la responsabilità di Finanza e Produzione e al fratello Giovanni Marketing e Vendite. Nel 2003 Kinder Happy Hippo è la novità dell'anno. È il primo snack della grande famiglia Kinder senza cioccolato ed è il primo studiato apposta per i bambini. Nel 2004 debutta Kinder Pan e Cioc, una nuova merendina che abbina al Pan di Spagna una crema di cacao e scaglie di cioccolato fondente. Per la prima volta, Ferrero decide di lanciare il prodotto con una campagna su Internet seguita poi dai mezzi tradizionali. Nel 2004 arriva un libro per festeggiare i 40 anni di Nutella. A Parigi, le viene dedicata la "Table Nutella", un locale che resterà aperto per 40 giorni proponendo tante ricette originali a base della crema da spalmare che ha fatto ormai storia. I francesi ne consumano 90 milioni di vasetti l'anno.
 
Nel 2005 Michele Ferrero compie 80 anni. In questa occasione, la città di Alba gli conferisce una medaglia d'oro e il Presidente della Repubblica lo nomina Cavaliere di Gran Croce. Un anno dopo la novità Gran Soleil, il dessert in vaschette ermetiche monodose che si trovano nei normali reparti di alimentari e non nei banchi freezer. Nel 2007 con Ferrero Garden
arrivano le praline alla mandorla, pistacchio e nocciola. Lo scorso anno la novità è Rondnoir, l'interpretazione Ferrero del fondente. Questa nuova pralina è composta da un wafer ricoperto da una croccante granella con puro cioccolato fondente.

Insomma, dal 1942 con Ferrero, da tempo fra i marchi italiani più celebri, ne abbiamo per tutti i gusti. L'Ovetto Kinder e la Nutella appartengono da tempo all'immaginario di qualsiasi trentenne e non solo. E se non c'è merenda senza Fiesta o nella pausa pensiamo al Pocket coffee è solo perché Ferrero ormai con la sua cioccolata ha "fatto storia". (S.Bio.)

20 novembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
da ilsole24ore.com

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