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MONTEZEMOLO e MARCEGAGLIA: su CORRUZIONE E RIFORME(SOCIETA')

Montezemolo: «Combattere corruzione?

E' un'impresa titanica: servono riforme»

Marcegaglia: non si può più aspettare, bisogna muoversi per reagire al declino. Pisanu: oggi peggio di tangentopoli
 
                      
 ROMA (23 febbraio) - «La lotta alla corruzione è un'impresa titanica» ma il Paese deve reagire evitando di «autoflagellarsi» e la politica ha «una precisa responsabilità: quella di non avere introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato». Lo ha detto il presidente della Luiss, e della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, inaugurando la nuova School of Government.

Le colpe della corruzione, dice Montezemolo, non sono tutte nella politica ma la politica ha la responsabilità di non aver introdotto riforme per far funzionare la macchina dello Stato: «Dove lo Stato non funziona si afferma quella 'società fai da tè dove ognuno si sente autorizzato ad arrangiarsi come può, e dunque anche attraverso la corruttela». Il compito della politica «alta e responsabile» deve quindi essere quella di tornare ad un «profondo senso dello Stato, della costruzione di un tessuto civile dove il malaffare sia l'eccezione e non la regola della mediazione» continua Montezemolo ricordando che l'impresa «titanica» contro la corruzione rischia di occupare lo spazio di una generazione, grandi sforzi e lungimiranza. L'importante, si legge nel testo dell'intervento di Montezemolo, è evitare di «autoflagellarsi». «Proprio in questi giorni torniamo ad interrogarci sulla diffusione del malaffare, dello sperpero del denaro pubblico e sul loro impatto per la credibilità delle classi dirigenti. Ma - continua Montezemolo - proprio in questi giorni occorre tornare a guardare con fiducia all'Italia, alle sue risorse morali e alla grande maggioranza di italiani che si dedicano con impegno ed onestà al proprio lavoro e alla costruzione del futuro comune. Dobbiamo fare in modo - continua - che questa maggioranza di italiani si affermi e si renda sempre più visibile nel Paese». Anche l'inaugurazione di una scuola per la formazione di una nuova classe dirigente rientra, spiega Montezemolo, in questo obiettivo.

Marcegaglia: riforme dopo le regionali. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sottolinea come l'Italia abbia retto alla crisi «ma ora - dice durante l'inaugurazione della Luiss School of Government - è ora di cambiare passo: immaginare uno scenario nuovo. Investire in innovazione, ricerca e tecnologia per uscire dalla crisi». Secondo Marcegaglia, in questo quadro «gli imprenditori devono fare la loro parte, per stare sul mercato» ma «anche le istituzioni devono fare la propria parte magari dopo le elezioni. Dopo le regionali le forze politiche si mettano insieme per fare le grandi riforme a partire da quella della pubblica amministrazione. Non si può più aspettare. Non ci possiamo rassegnare al declino e stare fermi in una sorta di immobilismo».

Pisanu: oggi peggio di tangentopoli. La corruzione oggi «è dilagante» e l'Italia «può rimanere schiacciata». A dirlo, in un colloquio con il Corriere della Sera, è Giuseppe Pisanu, presidente della commissione parlamentare Antimafia, secondo il quale oggi «per certi versi siamo oltre» Tangentopoli, perchè «allora crollò il sistema di finanziamento ai partiti. La coesione sociale e l'unità nazionale sono messe in discussione al punto da venire apertamente negata anche da forze di governo». «Non credo di esagerare - aggiunge l'ex ministro dell' Interno - se dico che è il Paese a essere corrotto», anche se, spiega, «non parlerei di nuova Tangentopoli» perchè «il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso». Ma ora «il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell'illegalità». Le soluzioni passano attraverso l'approvazione «subito» delle «proposte anticorruzione di Berlusconi», ma anche «il riordino della pubblica amministrazione», il «taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica», i «regolamenti antimafia per la formazione delle liste». E queste misure «non basteranno» perchè «si dovrà agire più in profondità»: il problema «è innanzitutto politico e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio e con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale». Quello che serve, conclude, «è un profondo rinnovamento del ceto politico» che non sia guidato «dalla magistratura, ma dalla politica, o meglio, dagli elettori attraverso una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta».

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA  
da ilmessaggero.it

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