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Rally di fine d'anno?(SOCIETA')

Borsa: nell'anno nero a rischio il rally di fine anno

Analisi di Walter Riolfi


Ma quale rally di fine anno, lamentavano ieri gli operatori osservando l'S&P che a mala pena era riuscito a stare a galla. E perché mai dovrebbe correre ancora la borsa? Ribattevano altri facendo notare come, dopo un rialzo del 65% dai minimi di marzo, Wall Street ne aveva fatta di strada, e forse un po' più del dovuto. Ma a quanti s'aspettano il rialzo di fine anno, come fosse un atto dovuto, una tradizione del festaiolo dicembre, quel 2,2% guadagnato dall'S&P500 da inizio mese (e tutto maturato nelle ultime 4 sedute) sembra assai poca cosa. E in effetti c'è qualcosa di strano nel compassato comportamento delle borse in queste ultime settimane, specie se lo si accosta al crescente ottimismo sull'economia e i mercati azionari che s'è diffuso recentemente.

Tuttavia non c'è nulla di anomalo: primo, perché il cosiddetto rally di fine anno non è né una necessità, né una tradizione; secondo perché con la chiusura di ieri sia la borsa americana, sia quelle europee (secondo l'indice Stoxx) sono ai massimi dell'anno. E se il mito del rialzo di fine anno trova giustificazione nella politica di abbellire i bilanci da parte delle banche e dei differenti fondi d'investimento, non si capisce come due o tre punti percentuali in più possano modificare un quadro dell'intero 2009 che si presenta ampiamente positivo per i risultati (S&P e Stoxx sono in crescita del 24% e i mercati emergenti addirittura del 70%) e soprattutto in termini relativi: perché un anno fa, quando tutti i mercati finanziari erano in caduta libera, ci si prefigurava un'altra grande depressione dopo quella degli anni Trenta. E invece tutto sembra essersi risolto con una recessione comparabile a quelle degli ultimi decenni e soprattutto con una grande paura.

Ma c'è un fattore, diciamo tecnico, per cui questo dicembre non pare doversi chiudere con il "tradizionale" botto finale: il forte recupero del dollaro ha messo in crisi la facile pratica del carry trade, attraverso la quale gli investitori si sono finanziati a basso prezzo nella valuta americana per investire con ritorni più elevati sui mercati emergenti, sulle obbligazioni societarie, sulle materie prime e anche sui mercati azionari. A dire il vero, ci si sarebbe aspettati una significativa correzione delle borse in presenza delle chiusura delle posizioni di carry trade sul dollaro iniziata nella prima metà di ottobre. Ma, mentre il prezzo del petrolio e quello delle materie prime (indice Crb) raggiungono il loro massimo il 21 ottobre, per i mercati azionari c'è stata solo un rallentamento della crescita. Evidentemente, a fronte dei disinvestimenti dettati dall'inversione del carry trade, ci sono stati acquisti da parte di investitori con un orizzonte temporale un po' più lungo.

Tra questi ultimi, si contano numerosi hedge fund. È noto come il grande rimbalzo delle borse dopo marzo abbia lasciato i gestori dei fondi alternativi piuttosto scettici e dunque "scarichi" di titoli azionari. I più pragmatici tra questi gestori, pur non credendo all'inversione di tendenza, s'erano tutelati comperando future sugli indici e basket (panieri) di opzioni call (al rialzo). Ma siccome i risultati dei loro fondi sono apparsi comunque deludenti, e siccome non s'è vista e nemmeno si profila alcuna doppia caduta delle borse come avevano pronosticato, è stato giocoforza adeguarsi alle ragioni del Toro.

Questa tardiva conversione accomuna hedge fund dalle differenti convinzioni sulla sostenibilità delle crescita economica. C'è chi crede alla ripresa a «V» (ossia forte e rapida) dell'economia americana. Ma i più ritengono che le cose stiano migliorando quasi solo in virtù degli stimoli monetari e fiscali somministrati dalle banche centrali e dai governi. Quando questi verranno meno soffriranno l'economia e le borse. Ma nel frattempo è meglio godersi la festa, anche perché c'è la convinzione che la Fed non rialzerà i tassi d'interesse nel corso del prossimo anno. Probabilmente Ben Bernanke (se verrà riconfermato a capo della banca centrale Usa) comincerà prima a drenare un po' di quell'enorme liquidità immessa nel sistema (oltre mille miliardi di $) e poi ad alzare i tassi. Ma in ogni caso gli investitori potranno contare su una Fed amica ancora per parecchi mesi.

24 Dicembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
da ilsole24ore.com

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