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Affari sulla via della seta... (CULTURA AZIENDALE)

Il rapporto della Fondazione che vuole favorire i rapporti commerciali con Pechino

«Imprese, prendete la via della Cina»

Cesare Romiti: aziende troppo timorose.

Grandi potenzialità nel lusso, nell’abbigliamento, nel design


La grande crisi economica ha definitivamente consacrato la Cina come superpotenza del terzo millennio. Eppure il colosso asiatico non è ancora tra i nostri grandi partner industriali. È la conseguenza di incapacità strutturali delle imprese italiane oppure di oggettive difficoltà di inserimento che presenta quel Paese? La Fondazione Italia-Cina ha appena pubblicato il rapporto annuale «La Cina nel 2010: scenari e prospettive per le imprese» che, in merito, offre molte spiegazioni. «La presenza italiana è inferiore al potenziale — dice Cesare Romiti, presidente della Fondazione —. Ci sono circa 2.000 imprese, forse più, considerando il ruolo che giocano ancora le triangolazioni di capitali nelle operazioni estere. Insomma, molti investimenti non sono colti e registrati come italiani ma in realtà lo sono. Oltre alla presenza, occorre poi vedere il posizionamento ed i risultati economici ed il quadro non è negativo come spesso viene descritto ».

Perché gli italiani temono l’avventura nel Celeste Impero?
«La Cina è un Paese difficile e la struttura economica del nostro Paese — costituita da piccole e medie imprese manifatturiere — ci pone in una posizione competitiva. Le imprese scontano poi problemi di dimensione, scala di produzione, e ridotta conoscenza dei mercati internazionali. Le nostre imprese devono affidarsi ad esperti e conoscitori del mercato e sfruttare tutti gli strumenti per l'internazionalizzazione che sono offerti da istituzioni pubbliche e da soggetti privati, penso alle banche».

Sviluppando rapporti che possano anche aprire le porte dell’Italia al capitale cinese?
«Imprese e fondi cinesi possono entrare nel capitale o rilevare società italiane e contribuire poi all'ingresso o a un migliore posizionamento in Cina delle nostre aziende. Cioè gli accordi che si fanno in Italia possono poi concretizzarsi nell'apertura di varchi nel paese asiatico. Questo tema è anche evidenziato nel nostro rapporto» .

Nello studio si indicano i mercati di fascia alta come quelli più adatti allo «sbarco » delle imprese italiane. Quali sono i canali di intermediazione (oltre a Ice, Sace e Confindustria) a cui le imprese potrebbero rivolgersi?
«Simest sicuramente è un'altra organizzazione da citare; oltre ad offrire servizi di consulenza sottoscrive, dopo un'approfondita valutazione dei progetti, fino al 25 per cento del capitale di rischio di società estere partecipate da imprese italiane. In un momento di difficile accesso al credito questo è da tenere in considerazione ».

In tal senso qual è il ruolo della Fondazione Italia Cina?
«Proporre un'assistenza completa alle imprese socie: dalla formazione, all'informazione, alla consulenza fino alla gestione di progetti complessi. Occorre evidenziare che l'Italia gode di molto appeal per i settori tradizionali, il lusso, l'abbigliamento ed il design, ma questo non significa che questi prodotti si vendano da soli, occorrono competenze, programmazione ed investimenti. Bisogna anche investire in comunicazione: abbiamo eccellenze tecnologiche che a volte non sono conosciute. L'Expo di Shanghai può aiutare in questo senso».

Nel rapporto si fa riferimento anche alla possibilità di attrarre investimenti, studenti e turisti cinesi nei prossimi anni in Italia. Quali sono i progetti della Fondazione in tal senso?
«Siamo impegnati su tutti e tre i fronti. Abbiamo già raggiunto importanti risultati per l'attrazioni di studenti cinesi tramite il nostro progetto Uni-Italia, promosso e gestito dalla Fondazione Italia Cina e cofinanziato dalla Fondazione Cariplo: il numero di studenti è decuplicato rispetto al 2006: stiamo parlando di circa 6.000 studenti. La Fondazione, in raccordo con il sistema universitario italiano, ha aperto a Pechino il centro Uni-Italia con l'intento di promuovere le eccellenze del nostro sistema universitario, migliorare i processi di selezione ed incrementare la conoscenza della lingua italiana».

E per quanto riguarda il turismo?
«Stiamo collaborando con le principali regioni per incrementare e consolidare i flussi di turisti cinesi di alto profilo che conoscono solo parzialmente il "prodotto Italia": si tratta di organizzare eventi ed azioni promozionali per promuovere in maniera costante le eccellenze del nostro Paese. Inoltre, l'Associazione delle imprese cinesi in Italia, che raggruppa le più grandi realtà del Celeste Impero che hanno investito in Italia, è rappresentata nel nostro consiglio. E' chiaro che l'attrazione degli investimenti comporta anche la necessità di riformare il nostro sistema per renderlo più ricettivo ed attrattivo per gli investitori cinesi: anche il settore pubblico, quindi, deve fare la sua parte».

Isidoro Trovato

31 maggio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://www.corriere.it/economia/10_maggio_31/sfide_imprese_prendete_la_via_della_cina_isidoro_trovato_3d391a7a-6cbb-11df-b7b4-00144f02aabe.shtml

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Ecco le aziende più stimate nel mondo (SOCIETA')

Barilla prima in Italia per reputazione

Ecco le aziende più stimate nel mondo

Ai primi posti, secondo una ricerca del Reputation institute di New York pubblicata dalla rivista Forbes, Google Sony e Walt Disney.

Nel settore alimentare la leadership è del gruppo parmigiano: "Risultato del legame emotivo che ha costruito con i suoi prodotti, la comunicazione e il coinvolgimento delle persone"
 

Secondo una ricerca del Reputation institute di New York pubblicata dalla rivista americana Forbes, condotta tra le 600 aziende più importanti al mondo, classificate per fatturato, Barilla si aggiudica la diciannovesima posizione tra quelle con la migliore reputazione, prima tra le italiane e prima in assoluto nel settore alimentare. I risultati della ricerca sono stati ottenuti attraverso la consultazione diretta dei consumatori in 24 paesi nei diversi continenti. Le valutazioni sono state espresse su una serie di indicatori come l’offerta di prodotti e servizi, livello di innovazione, qualità del posto di lavoro, governance, performance finanziarie e leadership di mercato.

LA CLASSIFICA - Al primo posto della classifica Google, seguito da Sony, Walt Disney, Bmw, Mercedes Benz, Apple, Nokia, Ikea, Volkswagen, Intel, Microsoft, Johnson & Jonhnson, Panasonic, Singapore airlines, Philips electronics. E ancora Nestlè , Oreal, Hp ed Ibm. Insomma, massiccia la presenza delle aziende tecnologiche, elettroniche e di auto. Barilla assieme a Nestlè è l'unica del settore Food.

“La reputazione è un fattore decisivo per la competitività di un’azienda, soprattutto in un mercato che è sempre più globale”, sostiene Massimo Potenza, amministratore delegato del Gruppo Barilla. “Siamo quindi molto soddisfatti della posizione assegnataci, con un primato che dimostra il valore dell’eccellenza italiana nel mondo e il successo di scelte strategiche di lungo periodo in grado di assicurare un’ottima reputazione con tutti i nostri pubblici di riferimento”.

Kasper Nielsen, managing partner del Reputation institute, spiega: “Nel momento in cui le aziende leader a livello mondiale cercano di crescere e guadagnare quote fuori dai loro mercati domestici, diventa di vitale importanza assicurarsi fiducia e rispetto da parte dei consumatori in tutto il mondo. Barilla ha costruito nel tempo un’eccellente reputazione con le famiglie italiane e, come si evince dal Global Reputation Pulse 2010, gode anche di un forte legame emotivo con le famiglie nei mercati più sviluppati. Con un Reputation Pulse Score di 72,45 Barilla è al diciannovesimo posto nella lista delle aziende con la migliore reputazione al mondo. Questo è il risultato del legame emotivo che Barilla ha saputo costruire attraverso i sui prodotti, la comunicazione e il coinvolgimento delle persone.

Barilla è nella posizione di poter rafforzare ulteriormente questo legame con i consumatori a livello globale facendo leva sulla sua storia, che gli è valsa la miglior reputazione tra le aziende italiane. Riuscire ad avere la stessa reputazione nei mercati che crescono potrebbe garantirgli una solida piattaforma di crescita e successo. I risultati del nostro studio, condotto in 24 paesi, suggeriscono che Barilla ha una base molto forte sulla quale costruire”.

Il GRUPPO BARILLA -Nata a Parma nel 1877 da una bottega che produceva pane e pasta, Barilla è oggi tra i primi Gruppi alimentari italiani, leader mondiale nel mercato della pasta, dei sughi pronti in Europa continentale, dei prodotti da forno in Italia e dei pani croccanti nei Paesi scandinavi. Attualmente il Gruppo Barilla possiede 52 unità produttive (13 in Italia e 39 all’estero) ed esporta in più di 125 Paesi. Dagli stabilimenti escono ogni anno più di 2.700.000 tonnellate di prodotti alimentari, che vengono consumati sulle tavole di tutto il mondo, con i marchi: Barilla, Mulino Bianco, Voiello, Pavesi, Wasa, Harry’s (Francia, Spagna e Russia), Lieken Urkorn, Golden Toast e Kamps (Germania), Alixir, Academia Barilla, Misko (Grecia), Filiz (Turchia), Yemina e Vesta (Messico). Ai marchi di prodotto si affiancano i marchi Number 1, società del Gruppo specializzata in servizi logistici, e First per i servizi di vendita al dettaglio. La coerenza con principi e valori antichi ma sempre attuali, la gestione delle risorse umane come patrimonio fondamentale e i sistemi di produzione all’avanguardia fanno di Barilla una delle aziende alimentari più considerate nel mondo come espressione del “saper fare” italiano. (francesco nani)

(25 maggio 2010) © Riproduzione riservata
http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/05/25/news/barilla_prima_in_italia_per_reputazione_lo_rivela_una_ricerca_usa-4317710/?ref=HREC2-3

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