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I costi dell'Alta velocità ferroviaria saliti persino del 300%

14/07/2008

I costi dell'Alta velocità ferroviaria saliti persino del 300%

Scritto da: Sergio Rizzo

Tags: Alta velocità, lavori pubblici


Quando era ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro portò un giorno in Parlamento alcuni dati sconcertanti sui costi dell'alta velocità ferroviaria all'Italiana. L'operazione fu avviata dall'ex amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci nel 1991, i primi cantieri vennero aperti (Roma-Napoli) il 14 aprile 1994, e oggi, a 14 anni dall'inizio materiale della costruzione non c'è ancora un tratto definitivamente completato.

Nel frattempo, il costo a chilometro è salito a 44 milioni di euro, che detto per inciso sono pur sempre oltre 85 miliardi di lire. Domanda inevitabile: e negli altri Paesi? In Spagna, dove nel 1992 c'erano già operativi 460 chilometri di linea, il costo medio è di 15 milioni di euro a chilometro.

In Francia, dove il primo tratto ad alta velocità fu inaugurato nel 1983, il costo medio è invece di 13 milioni a chilometro. La differenza è tale che nemmeno la diversità dei territori può giustificarla. Per capire come tutto questo sia possibile consiglio di dare un'occhiata all'ultima relazione dell'Autorità per la vigilanza dei lavori e delle forniture pubbliche presieduta da Luigi Giampaolino.

Il costo della tratta Roma-Napoli, per esempio, è lievitato dai 2.095 milioni di euro previsti dalla convenzione del 1991 a 4.463,9 milioni nell'ottobre 2007: l'aumento è del 113% e come se non bastasse "pendono", c'è scritto nella relazione, "ancora numerose richieste economiche di consistente entità": Altro esempio.

Il costo della tratta Bologna -Firenze, circa 75 chilometri quasi tutti in galleria, è salito dai 1.053 milioni dell'ottobre 1991 ai 4.189 milioni del luglio 2007, con un aumento in questo caso del 300%. E come se non bastasse, anche in questo caso sono state formulate dall'esecutore dell'opera "ulteriori riserve" per circa 700 milioni di euro.


Pubblicato il 14.07.08 18:59

da laderiva.corriere.it


(Sergio Rizzo (da laderiva.corriere.it) - 19/07/2008 0.00.00)
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Scende la qualità aumentano i prezzi ndr.

2008-07-12 15:18

Crisi, nei supermarket spesa ora è selettiva


ROMA - La crisi dei consumi arriva anche tra gli scaffali del supermercato.

 L'impennata dei prezzi non ha infatti lasciato immune la grande distribuzione e per limitare il caro-spesa il consumatore opta ormai per un carrello più leggero.

E non potendo rinunciare al cibo, gli acquisti diventano anche più attenti e selettivi: per compensare i rincari degli alimentari, infatti, si risparmia su tutto il resto, puntando soprattutto sui prezzi più bassi e sulle promozioni.

"La crisi dei consumi c'é ed è evidente", afferma Federdistribuzione, che rappresenta oltre il 70% della realtà della grande distribuzione in Italia: il consumatore - spiega l'organizzazione - compra meno rispetto ad anni fa e questo accade soprattutto per i prodotti non alimentari. Che non sia un momento particolarmente brillante per la grande distribuzione lo conferma anche Romolo De Camillis, direttore retailer della Nielsen, precisando tuttavia che "non é nemmeno così negativo", visto che supermercati e discount, oltre a beneficiare della situazione un po' critica dei negozi tradizionali, possono anche offrire al consumatore ampie possibilità per risparmiare.

Comunque, se il fatturato della grande distribuzione cresce in termini di valore (+4,8% nei primi cinque mesi dell'anno, secondo i dati Nielsen), questo accade soprattutto grazie all'aumento del prezzo dei prodotti, mentre i volumi sono in calo rispetto al passato (+1,8% tra gennaio e maggio). Quindi nel carrello meno acquisti, ma più ragionati. Quello che certo non manca è il cibo, i cui volumi - spiega De Camillis - non si contraggono: e dal momento che per gli alimentari si spende di più per effetto dell'inflazione, in genere si cerca di compensare modulando le scelte. "Non è cambiata drasticamente la struttura dei consumi - aggiunge - Il cambiamento sta nella capacità di variare le proprie scelte". Tutto dipende naturalmente dalle fasce di reddito, ma in media si delinea la tendenza a puntare soprattutto sui prodotti a prezzi più bassi, anche se di marchi meno noti, sui marchi commerciali (che offrono un prezzo del 20% inferiore ai grandi marchi ma la garanzia del marchio del supermercato) e soprattutto sulle promozioni. Di promozioni, in particolare, se ne fanno sempre di più e con percentuali di sconto in continua crescita: ormai circa un quinto (21,3% nel 2007, contro l'8,1% del 2000) del fatturato della grande distribuzione - precisa Federdistribuzione - è generato proprio dalle promozioni. Anche per i marchi commerciali la crescita è in accelerazione (il 16% del totale del venduto, dal 13,9% del 2007).

Ma vanno forte anche i prodotti che offrono una componente di servizio, ovvero tutto ciò che è già pronto, dall'insalata in sacchetto ai surgelati in busta ai pasti confezionati del reparto gastronomia. Quello che invece cala, secondo Federdistribuzione, sono i prodotti della fascia 'prezzo medio', quelli cioé che non hanno una forte identificazione con il marchio. In flessione, anche il biologico. E con la crisi in agguato, il consumatore a caccia di risparmi sembra aver trovato anche un altro rifugio contro i rincari: il discount, che, conferma Nielsen, è un fenomeno in crescita (tra gennaio e maggio +13,6% rispetto a un anno fa) e dove si acquista ormai ogni tipo di cosa, cibo compreso.  


da ansa.it


(da ansa.it - 13/07/2008 0.00.00)
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