28/8/2009
Il dono della sintesi
GIUSEPPE CULICCHIA
Il dono della sintesi, si sa, è merce rara. E chi non ce l’ha e lo vorrebbe fatica parecchio per arrivare a utilizzare solo le parole necessarie, come prescriveva Ernest Hemingway. Che da parte sua esordì nei primi anni Venti con un libro intitolato In Our Time fatto di prose brevissime, veri e propri «bigliettini» dove, anziché riassumere un problema di aritmetica o qualche regola di grammatica, si era sforzato di condensare in poche righe una battaglia o una corrida. La stesura di quei brani, oggi leggibili sotto forma di intermezzi all’interno dei Quarantanove racconti, costò al futuro premio Nobel un’enorme fatica, stando a quanto scrisse in Festa mobile poco prima di morire. Ma contribuì a cambiare la letteratura del Novecento, non solo in America.
Ecco: in fondo gli autori dei «bigliettini» esposti oggi in un museo tedesco a Norimberga sono inconsapevoli seguaci dei precetti di uno dei Mostri Sacri del secolo appena trascorso. Perché c’è chi in pochi centimetri quadrati di carta è riuscito a far stare praticamente per intero il programma annuale di singole materie, in vista degli esami di riparazione o di maturità. E risultati simili implicano senza dubbio capacità non comuni. L’atto di copiare è una questione di abilità, a volte quasi di funambolismo. Ma redigere il bigliettino da cui si copierà è nei casi più felici, se non vera e propria arte, artigianato di altissimo livello. Ricordo un mio vecchio professore, che spesso ripeteva: «Ragazzi, io lo so che voi copiate. Ma vi chiedo, per favore: fatelo bene». I migliori, che per ovvi motivi non si sono mai visti riconoscere l’impegno, grazie al museo di Norimberga oggi finalmente si sentiranno gratificati. E avranno forse meno sensi di colpa nei confronti dei compagni che studiavano sul serio, ammesso che li abbiano mai provati.
da lastampa.it
(Giuseppe Culicchia - 28/08/2009 0.00.00)