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La guerra delle Mondadori

 - IL CASO
La guerra delle Mondadori
 
Martina e Cristina contro l’ex moglie di Leonardo

MARIA CORBI
ROMA


C’era una volta la guerra di Segrate. O forse c’è ancora.

Quel che rimane come un fantasma senza pace da vent’anni è la dynasty familiare, una guerra che ha portato gli eredi di Arnoldo Mondadori a vendere il gioiello di famiglia e a privare l’Italia di un editore puro.

Ieri le battaglie erano per il controllo del pacchetto azionario con alleati pronti a prendersi il comando. Silvio Berlusconi con Leonardo, Carlo De Benedetti con i Formenton. Come sia finita si sa, quel che fino a oggi però era rimasto chiuso nei salotti della Milano bene era il protrarsi della faida familiare, mai sopita neanche dopo la morte dei due grandi contendenti, Leonardo Mondadori e Mario Formenton. E gli antichi rancori soffiano oggi su liti molto più modeste.

Martina Mondadori, figlia di Leonardo e della prima moglie, e Cristina Mondadori (zia di Leonardo) che dichiarano guerra a Katherine Price Mondadori, seconda moglie di Leonardo e madre di Francesco e Filippo, gli unici eredi maschi. Martina appoggiata dalla zia contro la matrigna colpevole, secondo lei, di usare il cognome nonostante il divorzio e per «indebito utilizzo», l’aver cioè firmato come designer, con la sigla KPM, due torri a Dubai. Un’ alleanza insolita che ribalta ancora una volta i fragili equilibri familiari visto che Cristina è stata una delle più acerrime «nemiche» del padre di Martina nella guerra di Segrate.

Lei, Katherine, preferisce tacere e anche il suo avvocato, Adriana Boscagli, si limita a chiarire che la sua cliente «conserva il cognome perché cittadina americana, sposata negli Stati Uniti prima che in Italia, e perché Leonardo Mondadori - forse conoscendo i suoi parenti - ha voluto ribadirlo con gli accordi del divorzio».

Dietro a questa contesa si scoprono piccolezze di una querelle infinita, messe nero su bianco nell’atto di citazione dove per spiegare il danno subito Cristina e Martina Mondadori riportano una serie di equivoci quotidiani. Come quando hanno recapitato a casa di Cristina Mondadori «i pacchi dello shopping della signora Price». Ma non solo. «E’ con viva sorpresa - si legge - che l’odierna attrice si è vista consegnare fatture e conti ancora da saldare».

Tra cui quella di «un costosissimo panettone» acquistato «presso la pasticceria milanese "Sant’Ambroeus". Ma le lamentele della ex zia, spaziano e vanno dall’imbarazzo per essere stata scambiata per la signora Price alla pescheria "da Claudio" fino al fatto che la signora Price abbia riservato una sala dal parrucchiere "Franco" per trattamenti destinati ai suoi amici newyorkesi. Una saga trasformata in telenovelas con i protagonisti che rimangono asserragliati nelle loro fortezze dorate, a mille miglia dai problemi della gente comune.

E con il passato che ancora una volta bussa alla porta ricordando come Giorgio Mondadori, fratello di Cristina nel 1986 tentò di togliere, senza successo, il cognome allo stesso Leonardo che era stato affiliato dal nonno e che ebbe il cognome Mondadori in aggiunta a quello di nascita Forneron.

Filippo e Francesco Mondadori, impegnati nei loro studi all’estero, difendono la madre, dispiaciuti dell’animosità della sorella a cui sono, nonostante tutto, molto legati. Tanto da presentarsi al suo matrimonio in Chiesa nonostante non fossero stati invitati al ricevimento. Ricordano però che nella sigla oggetto del contendere, KPM, ci sono anche loro, i figli maschi di Leonardo, che però nella storia familiare scritta dalla zia Cristina sono stati dimenticati. Lei, Katherine Price Mondadori, continua a fare il suo lavoro di designer, sempre in giro per il mondo, decisa a difendere il cognome, augurandosi che questa guerra finisca presto. Che i tre fratelli possano ritrovarsi come voleva il padre. In attesa della prossima puntata.

da lastampa.it


(MARIA CORBI (da lastampa.it) - 04/01/2008 0.00.00)
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In Laguna granseola zuppa di pesce e crudo di scampi

I RISTORANTI

27/12/2007
 
In Laguna granseola zuppa di pesce e crudo di scampi
 
 
EDOARDO RASPELLI
 
Segnatevelo bene, perché questo posto è sconosciuto.

Tenetevelo da conto, perché questo ruspante localino e la sua squillante cucina esclusivamente di mare sono sconosciuti a tutte le poche guide e le molte sguide: me l'ha segnalato Giovanni Bravi, autore della Guida dell'Audi e scopritore di talenti gastronomici, ed io l'ho seguito, felicemente come al solito.

Si esce da Mestre e si va lungo la strada trafficata che porta verso l'aeroporto di Venezia. Un mare di cartelli vi portano fino alla laguna di questo borgo l’ormeggio tra gli alberi ricorda che qui, un tempo, c'era un «passo» e, quindi, un traghetto, per Venezia.

La strada finisce lì: sulla destra ecco la bassa casetta rustica ed accogliente che è trattoria dal 1938. Un posto piacevole e caldo. Un servizio amabile e, sui tavoli, qualche gioiello: il sale della Camargue occhieggia accanto al grande olio extra vergine a Dop (Denominazione d'Origine Protetta) Colline di Marostica.

Solo pesce, scrivevamo, ed è un trionfo di bontà e freschezza. Se voi amate la cucina schietta, senza arzigogoli, se vi piacciono i fornelli che rispettano la materia prima, accomodatevi: lumachine di mare in umido (pagate con il coperto di 4,5 euro: accidenti!), crudo di scampi, granseola, risotto con le canocchie, tagliolini al pesce, gnocchi alla granseola, zuppa di pesce, sogliola al burro e salvia, soave fritto.

Tra la quindicina di dolci della casa, tirami su, crema di mascarpone con biscotti, salame di cioccolato. Menu medio alla carta con 70-80 euro.

PASSO CAMPALTO (VENEZIA), VIA PASSO 118
TEL. 041.900470 FAX 041.900470
CH. LUN. E MAR. C. C. TUTTE

VOTO 15/20

PROVATO L' 11-8-2007

raspelli@tin.it
da lastampa.it
 


(EDOARDO RASPELLI (da lastampa.it) - 27/12/2007 0.00.00)
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